Tempo libero

Il tempo del riposo

In una società iper-produttiva, molti di noi cercano di rendere produttivi anche i momenti di svacco ehm tempo libero.
Il tempo sacro della pausa, il tempo del riposo.

“Ho 20 minuti di pausa, leggerò un libro formativo”.

“Mi è saltato l’appuntamento, sfrutto il tempo per fare altre 7 telefonate”.

“Mi privo del sonno svegliandomi alle 5 così ho più ore per produrre”.

“Mentre c’è la pubblicità, faccio 50 squat”.

“Scrivo un post cazzuto per Linkedin così mi mostro sempre connesso e sul pezzo”.

Ma che palle, dai.

Ma che vita è?

Con la scusa che la vita è troppo breve e che ogni momento è prezioso, cerchiamo di riempire ogni spazio possibile per renderlo efficiente.

Non solo, ma abbiamo paura di sentirci in colpa per non aver sfruttato al massimo il nostro viaggio.

Una condizione in cui l’adulto nega costantemente la possibilità al nostro bambino interiore di esprimersi, perché non lo reputa utile.

Questo modo di pensare, per quanto ci renda sicuramente “efficienti”, non ci rende mai davvero liberi.

La libertà arriva dall’avere del tempo libero e decidere deliberatamente di buttarlo.

Dormire.

Fare un cruciverba.

Giocare a pallone fuori.

Cantare con la musica a palla e la scopa come microfono.
O il cucchiaio di legno.
O la frusta del frullatore.

Farsi una chiacchiera al telefono. Senza se e senza ma. Meglio ancora se di persona. Con caffè e biscotti.

Guardare fuori dal finestrino, dell’auto o del treno.

Guardare i propri figli dormire, o leggere, o scrivere un testo per scuola, o disegnare. Cogliere (naturalmente non visti) quella ruga di espressione sulla fronte e sulla labbra serrate di massima concentrazione. La cosa più bella del mondo.

Guardare un film leggero che ti fa ridere o una serie che ti ricarica (per me è Friends sopra ogni cosa).

Uscire a fare una passeggiata con il proprio cane. Parlandogli, ovviamente.

Osservare il cielo stellato per un quarto d’ora o più quando vai a sbattere la tovaglia fuori dopo cena (mentre i tuoi cari ti danno per dispersa e stanno già per chiamare le forze dell’ordine).

Guardare il proprio giardino che germoglia.

Perdersi dietro a una formica col suo carico pesante che supera gli ostacoli più incredibili e raggiunge le compagne. Anche lì potrei perdermi per ore intere.

Servirebbero più momenti così.

Quando mi sento distrutta, stremata, al limite, persa, vado a controllare in che stato di degrado e abbandono ho lasciato la mia bambina interiore.

E la scaldo con un abbraccio.

La pausa, la pausa vera, ha un valore immenso.

In fondo, dobbiamo pensarci come degli sportivi.

Lo sportivo ha 3 tempi:
– il tempo dell’allenamento
– il tempo della gara
– il tempo del riposo

Spesso ci dimentichiamo di questo terzo punto, viviamo in una costante scarsità di tempo che non contempla la pausa. Ma la pausa è un elemento imprescindibile di ricarica e riconnessione col mondo e, soprattutto, con il proprio io.

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