In qualsiasi contesto lavorativo, il vero progresso nasce quando si è radicalmente onesti riguardo al valore che ogni persona apporta.
Brutalmente onesti, ma non c’è altra strada.
Trattare allo stesso modo chi si impegna e si fa il mazzo e chi occupa solo uno spazio non è empatia: è un modo lento, ma forse nemmeno così lento, di distruggere e smantellare l’eccellenza.
Se il talento e l’impegno vanno riconosciuti, sono anche protetti.
Se si ignora la mediocrità, la si alimenta.
Nulla di più vero è accaduto nel mio ultimo contesto lavorativo privato.
Chi guarda Facebook, guarda video idioti, guarda il cellulare, fa qualche stampa facendo finta di aver appena elaborato un business plan per la NASA, chi dorme, chi si fa allegramente i cazzi propri: pianifica viaggi, prenota visite, pubblica sui social, ecc.
Stipendio? Lo stesso, ovvio.
Perché io sono donna.
Perché qualcuno è arrivato prima, ha più anzianità di servizio. E allora?
Perché “così altrimenti si creano disparità”.
E poi, buono per tutte le stagioni, “eh ma più di così non possiamo”.
E l’eterno “eh ma noi non siamo un ente di beneficenza”. Appunto!!!!!
Risultato: un accrocchio di uffici che vanno a metà del loro potenziale; vertici ciechi e sordi. Assenti. Cioè: conniventi.
Salvo poi sapere che dei privilegiati hanno concordato segretamente col “capo” stipendi stellari chissà poi sulla base di cosa.
Nonostante vi siano un sacco di appassionati di crescita personale e aziendale, sembra che la cosa che spaventa di più certi dipendenti oggi sia un termine e il suo significato: impegno. IM-PE-GNO. Dove per impegno non s’intende solo lo sforzarsi ma anche il tema della conseguente responsabilità individuale.
Nel mio piccolo ho sempre contribuito, SEM-PRE. Il punto è che se possiamo contribuire, se possiamo metterci del nostro ma non lo facciamo, non solo le cose peggiorano, ma anche i risultati non servono.
Mettiamo che siamo tutti rematori e che siamo tutti sulla stessa barca: se tu puoi vogare ma non lo fai, non solo non contribuisci ma non rafforzi i tuoi muscoli, non impari la rotta e i venti e le mappe, non condividi le tue esperienze, e insomma non impari e non ti senti davvero soddisfatto dei traguardi raggiunti.
Siete soddisfatti così? Vi piace essere ancora nello stesso posto a elemosinare lo stipendio?

