Avete deciso, fortunatamente o sfortunatamente, di lasciare il vostro posto di lavoro? Per “X” motivi? Bene, leggetevi questo succulento manuale delle perfette dimissioni.
- Parlatene prima con il vostro capo, motivate la vostra decisione e dichiarate la vostra disponibilità ad effettuare un passaggio di consegne serio, consono e il più possibile indolore.
- Notificate le dimissioni, che dovranno essere presentate on line come previsto dalla legge, tenendo conto del tipo di contratto, della qualifica, dell’anzianità di servizio.
- Continuate a mantenere un atteggiamento professionale, portate a termine tutti i progetti e impegnatevi per il predetto passaggio di consegne (se c’è, è previsto, e la persona delegata ha abbastanza sale in zucca da apprendere qualcosa).
- Non lasciatevi andare a giudizi negativi: per rispetto dei colleghi che resteranno e perché il mondo è piccolo … e se poi tornaste lì???
- Lasciate l’azienda nel modo più cortese e amichevole possibile: salutando i colleghi e il capo, dimostrando loro gratitudine, magari mandando una mail di ringraziamento allo staff e ai clienti o principali interlocutori.
Sì sì, bello, tutto molto bello, sulla carta è tutto facile … ma se la mail non ce l’hai più perché te l’hanno indebitamente tolta? Se i tre titolari non si fanno appositamente trovare il tuo ultimo giorno? Se nessuno saluta e dice grazie, devi farlo tu per loro? E chi sono, Santa XY?
Le dimissioni possono essere una liberazione, una necessità, o un dispiacere. O tutte e 3 le cose insieme. Sono comunque la certificazione di un dolore, di una sconfitta. Perché se non puoi neanche salutare tutti quelli con cui hai lavorato nella quotidianità, né tantomeno i clienti/giornalisti/fornitori/istituzioni, che cos’è ‘sta cosa? Come si chiama? Aiutatemi!
Come sempre: un conto è la teoria, un conto è la realtà.

