Più informati, meno intelligenti

Più informati, meno intelligenti

La quantità di informazioni che abbiamo a portata di mano è immensa.

 

Possiamo facilmente trovare in rete qualsiasi cosa su qualunque argomento. Un’inondazione che, proprio per il rumore che genera, in molti casi ci rende meno intelligenti e più vulnerabili alla manipolazione.

 

L’aspetto preoccupante è che gran parte della società non si è arricchita con questi progressi, anzi, al contrario, sta dando dimostrazione di un vero deterioramento dei meccanismi di apprendimento, comprensione e memorizzazione. Oggi siamo più informati, ma meno intelligenti.

 

Vivere nell’era dell’informazione e della conoscenza non significa saper gestire un computer o uno smartphone o altre diavolerie elettroniche. Quando non c’è intelligenza in grado di gestire questi dispositivi, allora sono i dispositivi a gestire il cervello delle persone. Ammesso che ce ne sia uno dentro.

 

L’aspetto più grave è che, visto che ora abbiamo più informazioni a portata di mano, molte persone si convincono di essere informate meglio. Oppure pensano che per conoscere un argomento sia sufficiente consultare internet e ripetere o copiare ciò che trovano. Oltre a ciò, si disinteressano completamente dell’affidabilità delle fonti. Più che altro, non la sanno discernere. Mai consultata un’enciclopedia, mai fatta una ricerca, mai studiato seriamente: leggere un libro di business equivale ad avere Dio in terra, da seguire pedissequamente e citare come la Bibbia. A sproposito, of course.

 

Internet e i social non sono solo una rete di informazione e comunicazione: si sono trasformati in mezzi di massa. Questo mondo trabocca di informazioni irrilevanti ed è continuamente bombardato di utenti. Il volume di dati è talmente alto che distinguerli o selezionarli sembra un compito impossibile. Proprio per questo, le informazioni vengono accettate per come sono.

 

Praticamente qualunque stupidaggine può essere sostenuta da informazioni prese da internet. Troverete almeno 15.000 risultati “a sostegno” di ipotesi improbabili e infondate, di qualsiasi interrogativo vi venga in mente.

 

A poco a poco Internet è diventato uno spazio per distrarsi, prima che uno per informarsi. Cazzeggio puro (Facebook), cazzeggio professionale (Linkedin).

 

L’informazione invece è fatta di dati e rappresenta la base sulla quale si edifica la vera conoscenza. Tuttavia, quando il volume di informazioni aumenta a discapito della qualità, questo meccanismo si interrompe o si distorce. I dati inutili comportano conoscenza inutile e, ovviamente, conoscenza inconsistente. È esattamente quanto succede in grandi segmenti della società. E nelle aziende.

 

Proprio per questo motivo, nel mondo contemporaneo diminuisce sempre più la saggezza. E diminuisce il buon senso. Questi sono fatti di coscienza ed etica, sono basati sulla conoscenza e sull’informazione rilevante. La saggezza non si costruisce quando c’è più informazione, bensì quando viene analizzata, porta alla profonda conoscenza e permette di comprendere l’essenza delle cose.

 

Oggi esiste un approccio superficiale a diverse realtà. La mente passa rapidamente in rassegna, e con poco spirito critico, qualunque cosa. Ci siamo abituati a realizzare dieci attività contemporaneamente, abbiamo dimenticato quanto imparato e lasciamo che gli altri facciano per noi analisi e piani complessi. Siamo succubi di capi ignoranti come robot luccicanti, fighi fuori e vuoti dentro, che parlano a sproposito. Non abbiamo senso critico. E abbiamo paura. Di esporci, di dire la nostra, di far valere il nostro pensiero.

 

La pazienza e l’umiltà si sono trasformate in virtù rare, mentre per riflettere e chiarirsi le idee c’è bisogno di tempo e pazienza e di altre capacità fondamentali come saper ascoltare e saper comprendere. Nessuna conoscenza elaborata in fretta e furia può portare saggezza.

 

La maggior parte della gente punta a trovare la ricetta, la formula applicabile, l’elenco dei passaggi o il dato esatto, la citazione vuota di senso. E a fidarsi ciecamente, porca troia. E a riportare cose per sentito dire. Vacca troia.

 

Per molti non è più importante prendere consapevolezza di sé stessi e del mondo. Sono sempre impegnati, persino quando dormono. Non hanno bisogno di pensare, bensì di dire e agire, sebbene qualunque cosa dicano o facciano non abbia la benché minima importanza e sia solo un modo per perdere tempo, per sprecare la vita. E per sprecare quanto gli danno i loro collaboratori! Tutti i giorni!

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