È solo un dettaglio, una cosa che di solito sfugge quando si visita il monumento.
Sto parlando della Statua della Libertà, a Liberty Island, New York City.
Finalmente inclusa nel mio tour di agosto 2024.
Da davanti, o dalla piattaforma, o dalla testa (per i temerari che salgono sulla corona) non si vede: dietro però si vede, eccome.
Dall’orlo della veste, pardon della toga, fuoriesce il tallone del piede destro.
In pratica la gamba destra fa un passo in avanti.
Il passo che spezza le catene dell’oppressione.
“E non un passo distratto, noncurante, ma un passo deciso, determinato. Questo piede destro, anche se quasi sempre trascurato, probabilmente è il suo aspetto più importante. Perché se il simbolo della libertà stesse fermo, quale sarebbe il messaggio? Equivarrebbe a dire che la libertà è statica, che una volta introdotta è una cosa certa”. (Dave Eggers)
Invece la libertà non è mai scontata: la nominiamo spesso, ma è una scelta quotidiana, che certo ci appartiene per nascita ma va riconquistata ogni giorno. A 15 come a 50 ma anche a 70 anni.
Insomma non è mai troppo tardi per dire NO, senza accomodarsi pacifici dentro situazioni confortevoli e conservative e, pur di non perdere un privilegio, dimenticare il ragazzo/la ragazza ribelle che abbiamo dentro.
Nella vita privata, nel lavoro, nelle relazioni sane e tossiche: ovunque.
La Statua della Libertà, meta che metto al primo posto delle mie preferenze nel tour USA 2024, è ancora oggi un incomparabile monumento all’accoglienza, all’ospitalità e all’integrazione. Messaggi universali, che rivivono compatti nella visita a Liberty Island e a Ellis Island, Museo dell’Immigrazione: solo lì sarei stata due giorni a leggere tutte le didascalie e le testimonianze di vita vissuta e a godermi gli arredi originali. Commoventi i bagni ancora in uso e le chiusure delle finestre (dal 1892 al 1954 questo edificio era adibito ad accogliere tutti i migranti che giungevano negli Stati Uniti, pieni di pacchi e di sogni, e con chissà che peso nel cuore).
In traghetto da Battery Park hai tutta la baia di New York davanti: un bagaglio di emozioni che nessuno potrà mai togliermi, un pieno di speranza e la consapevolezza della sua potenza prorompente.
Il museo poi, cui si accede gratuitamente, custodisce un video-racconto molto potente sulla storia della statua, della sua ideazione e costruzione e del suo avventuroso viaggio per mare: dalla Francia è stata spedita via nave a New York attraverso l’Oceano Atlantico divisa in casse nel 1885 e il vascello quasi affondò a causa di una tempesta – altro che aereo American Airlines in ritardo di due ore, pfiu. Fu inaugurata nel 1886, è alta 46 metri, 93 con il piedistallo, prima era marrone ora di un colorino verde/azzurro per l’ossidazione del rame, si dice che per il volto Bartholdi si sia ispirato alla madre. Di Bartholdi andrò a vedere anche la fontana di Lione nel 2025. Sempre lui.
In questo tipo di comunicazione emozionale gli americani sono davvero imbattibili.
Il pezzo forte è la prima torcia originale, sostituita con una nuova nel 1986. Ma la nuova non può competere proprio, ehi nuova torcia fatti in là.
Foto mia naturalmente.
Una visita spettacolare che vale tutto il viaggio.
Come il MET.
Quando sarò felicemente in pensione, ci ritornerò.

