Il silenzio dei competenti

Il silenzio dei competenti

C’è un momento preciso in cui le persone competenti iniziano a stancarsi sul serio e a staccarsi dalla propria organizzazione.

Non quando si dimettono.
Non quando si ammalano.
Non quando mollano la presa.

Ma quando smettono di esporsi.

Smettono di portare problemi complessi all’attenzione dei vertici. Di segnalare opportunità o criticità. Di metterci la faccia.

Penserete: perché non tengono più al lavoro? Tutt’altro! Perché hanno capito che esporsi costa più che tacere.

Ogni organizzazione ha vissuto questa scena, e anche ognuno di voi se ci pensate bene: all’inizio la persona propone, parla, argomenta, rischia, prova, persevera.
Poi inizia a selezionare.
Poi a dire solo l’essenziale.
Poi a fare bene il suo, senza disturbare.

Da fuori nessuno se ne accorge: sembra tutto in equilibrio, ma da dentro è una ritirata silenziosa.

Quando le persone competenti smettono di esporsi, l’organizzazione perde anticipo, lucidità, futuro, visione, cultura, stile, originalità di soluzioni e idee. Perché si priva di quell’apporto straordinario. Il problema è che spesso non se ne accorge nemmeno, perché tutto sembra funzionare ancora come prima. Torna allo standard e per il “capo” lo standard è il TOP del TOP del TOP. Non ci arriva neanche a pensare a quello che ha avuto fino a quel momento.

La domanda vera quindi non è “Perché se ne sono andati?”, ma “Quando hanno capito che non valeva più la pena parlare”?

Per come sono fatta io, che tengo a mille alla mia dignità come essere umano, quando uno mi è venuto a dire “Potresti usare l’intelligenza artificiale per scrivere i testi no? Risparmieresti un sacco di tempo. E poi sono più bravi di te a scrivere” e poi “Quella cosa che avevo detto a te in privato adesso la sanno gli agenti di vendita. Non è che sei stata tu a spifferare in giro?” avevo già la lettera di dimissioni in mano. Senza se e senza ma.

D’altra parte, la sua opinione è la più bassa forma di conoscenza che io conosca.

Meglio senza un lavoro ma: una mente calma, lucida. La serenità di addormentarmi senza gli incubi che mi inseguono e che mi vengono a bussare di notte. Un cervello che non rincorre più quello che non può controllare, che non si logora per piacere a tutti, che non si perde nei meandri a rivivere vecchie ferite ormai guarite. Un silenzio che arriva dopo anni di rumore. Di centrifuga di lavatrice. Una pace che arriva quando ho smesso di voler dimostrare qualcosa. La leggerezza invece del controllo.

Tanto … non se ne sono accorti.

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