fakeworking

Fakeworking

Fakeworking.

Uguale imboscamento.

Consiste nell’occupare una postazione di lavoro facendo finta di lavorare per la gran parte del tempo, o facendolo così lentamente e improduttivamente che uno al vostro fianco si addormenterebbe.

Stile bradipo di Zootropolis.

Si può essere fisicamente in ufficio, timbrare, fare le foto all’alba o al tramonto o a notte fonda, ma avere una produttività pari quasi a zero.

Questo dipende molto dall’etica del dipendente, ma anche dall’azienda: siamo sicuri che certe aziende non abbiano più persone del necessario?

Il fakeworking è tutto quel lavoro non allineato alle strategie e agli obiettivi dell’azienda e che porta ad un progressivo allontanamento dai valori e dai risultati previsti dall’azienda stessa.

Pensate sia una situazione così remota, così estranea alla vostra realtà?

Poi esiste il shirking: l’arte di evitare di lavorare in ufficio in orario d’ufficio.

Cioè: invece di timbrare e andare al mercato o al mare o dal dentista, cosa leggermente palese – quei video girati di nascosto che al telegiornale attirano sempre critiche riprovevoli -, al grido di “fannulloni di tutto il mondo unitevi!”, il principio è esserci e far sembrare di lavorare duramente. Quando è vero tutto il contrario!

Tra navigazione in Internet (porno, viaggi, social, controllo social degli altri, acquisti su e-commerce con propria carta di credito, almeno spero), telefonate personali, selfie, bagno, trucco, pausa caffè, pausa sigaretta, chiacchierate prolungate con qualche collega…

Forse è proprio vero che non è importante ciò che fai, ma ciò che sembra che tu stia facendo.

L’importante è che il titolare pensi che tu sia oberato dalla mattina alla sera. Se stai anche in ufficio più del dovuto poi il gioco è bell’e che fatto.

Ecco come si produce un esercito di impiegati infelici! Una sorta di lavoro vuoto, disimpegnato, fatto anche da 2 o 3 persone con la stessa mansione (che paradosso!), o eseguito da persone con profilo diverso da quello ricercato e adatto. O, appunto, “se non lo faccio io lo farà l’altro”.

Ho esperienza solo nel privato, ma non oso immaginare cosa possa succedere nel pubblico! Tra direttori dirigenti di fascia A e B personale tecnico impiegati ausiliari e compagnia cantante.

Una situazione imbarazzante, insostenibile, indifendibile e dannosa.

Con fior fiore di indennità magari. E permessi. Retribuiti beh ovvio. A differenza dei miei.

 

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