bore out

Bore out – Tutto il resto è noia

“Bore out”: l’altra faccia dell’esaurimento professionale.
Quando la mancanza di stimoli diventa una malattia.

Quando si parla di esaurimento al lavoro, si pensa sempre al “burn out” e poco al “bore out” (letteralmente “sfinimento per noia”).

Il burn out è un fenomeno di stress fisico ed emotivo dovuto all’eccessivo carico di lavoro o a stati emotivi alterati, mentre il bore out è quella sensazione che si prova quando si è poco stimolati (condizione che per molti si verifica anche in assenza di un vero “mobbing”).

Il bore out è il nuovo virus digitale, una sindrome da ufficio, da scrivania o da computer.
Basti pensare che sempre più nel terziario avanzato spesso si cercano persone con formazione accademica, anche quando questa non sarebbe necessaria – quasi mai lo è – per il tipo di posto che si andrà a ricoprire.

E che dire dei collaboratori che lavorano per molte ore davanti a un computer le cui prestazioni non sono correttamente misurabili?

Risultato: sia l’iper qualificazione sia la sotto stimolazione portano alla svalutazione di se stessi e del proprio operato.

Il “bore out” si verifica quando:

– ci si allontana dallo stato di “flow” (in cui facciamo qualcosa che ci prende e le nostre capacità cognitive sono sfidate da condizioni né troppo facili, né eccessivamente complesse);

– si fanno cose di cui non percepiamo l’impatto (né personale né sull’azienda per cui lavoriamo);

– c’è una sotto stimolazione costante delle nostre capacità;

– si impiegano molte ore a fare qualcosa che ci svuota completamente (come i meeting interminabili, rincorrere informazioni impossibili da ottenere e lavorare all’oscuro di tutto, o comunque tutte quelle cose, e cazzo se sono tante!, che danno poco valore aggiunto sia alla persona che al “business”).

All’inizio il dolce far niente potrà sembrare divertente, ma poi si comincia a sbarellare e accusare nervosismo, insonnia, problemi digestivi, mal di testa, suggestioni mistiche … e chi più ne ha più ne metta.

Chi non vede un senso nel lavoro che svolge e deve dunque soltanto «ingannare il tempo» rischia di arrivare a fine giornata così depresso da non avere più energie da dedicare ad altre attività, con conseguenti ripercussioni negative sull’umore in generale.
Il bore out si traduce in noia, disinteresse, mancanza di motivazione, irritabilità, affaticamento, difficoltà di concentrazione, fino ad arrivare al sonno su scrivania con annessa caduta dalla sedia ergonomica.

Il bore out colpisce più facilmente persone che hanno un talento spiccato in ambienti in cui questo non viene riconosciuto o sfruttato al meglio, ma è una condizione che si verifica anche quando c’è un sovradimensionamento aziendale – troppe persone fanno cose uguali o simili – e quando quello che si fa non è stimolante o è distante anni luce dai valori o dal “purpose” personale.

Attento! Se ti dedichi a faccende private durante le ore di lavoro, fai per lo più finta di lavorare, guardi tutorial inutili per ingannare il tempo, navighi a zonzo su Internet, gironzoli per i corridoi senza una meta, fai durare ore una normale mansione da 10 minuti, potresti soffrirne.

E in un’epoca di frequente soppressione di posti di lavoro, tutto ciò si traduce nella grottesca situazione in cui i collaboratori tendono a rimanere quanto più a lungo in ufficio per difendere il proprio lavoro – anche se di fatto non hanno più nulla da fare.

Esempi ne abbiamo??? Ne ho? A iosa!

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