La narrazione del lavoro in Italia

La narrazione del Iavoro in Italia

Il lavoro in Italia ha tanti problemi:

– Impianto normativo
– Scarsa competenza organizzativa
– Managerialità mediamente povera, o peggio che povera
– Livello salariale e di tutele
– Tassazione

E, non da ultimo, last but non least, la narrazione che si fa del lavoro.

Vi risparmio la mia opinione sulla quasi totalità degli incontri tra addetti ai lavori, anzi no ovviamente non ve la risparmio: un esercizio pornografico di autocelebrazione con un grande assente, la realtà.

Sui principali media la sana informazione ha abdicato a favore di marchette, asservimento e propaganda. Ma bisogna pur campare.

Leggo:
“In Italia un lavoratore su quattro tenta di sabotare la propria azienda”.

Questa è una narrazione del lavoro distorta che dipinge i lavoratori come alienati, sottopagati e sabotatori, mentre l’azienda passa come la povera vittima di questo meccanismo.
Quando nella realtà (la famosa assente dagli incontri di cui sopra) si deve prendere almeno il 50% di responsabilità, per come si sente questa maggioranza disingaggiata.

Strano, davvero incomprensibile come in Italia solo il 5% dei lavoratori sia impegnato (cit. Corriere della Sera et alii). Ultimo paese in Europa. E incomprensibile come in Italia ci sia il maggior numero di persone che cercano un nuovo lavoro (Gallup). Nonostante gli sforzi di politici competenti e misure adeguate, manager illuminati e aziende splendenti, che dagli stessi media pontificano su generazioni allo sbando, salari in crescita e giovani che non hanno voglia di lavorare.

La notizia vera è che oggi, sempre più, lavorare fa schifo: per il livello del management, la qualità del lavoro stesso, la cultura aziendale (scusami cultura se ti associo a questa porcheria), la soddisfazione intrinseca.

Se non si farà un po’ di autocritica, le cose non miglioreranno e non torneranno più i bei vecchi tempi ormai inesorabilmente andati di un’informazione obiettiva e scomoda. Quella che veramente smuoveva le coscienze, faceva incazzare e faceva accadere le cose.

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