Ho molti dubbi e mille insicurezze – da sempre, a onor del vero – riguardo alla mia adeguatezza al mondo relazionale e professionale in cui abito.
Non ho dubbio alcuno invece nell’affermare che con P se n’è andata una grande persona.
Un’amica.
Un’eroina, come ha detto un amico comune dopo la cerimonia funebre.
Silenziosa, discreta, ha abitato la terra in modo delicato.
E in modo delicato, mai invadente, mai sopra le righe, ha reso leggeri i nostri momenti di condivisione.
Preziosissimi.
Le notizie della settimana: lo scudetto del Napoli; l’incoronazione di Re Carlo III; e poi lei.
Da non credere.
Alla fine io non ho mai lavorato con P, non siamo mai state colleghe nel vero senso del termine, ma … ci eravamo scelte … e portavamo avanti un rapporto fatto di confidenze, sorrisi, condivisione.
Gli incontri periodici erano una costante: difficile combinarci tutte e cinque, tra impegni di famiglia e impegni sul lavoro, croste varie, contrattempi, ma c’eravamo sempre, cascasse il mondo.
E ogni volta era una festa! Metti 5 ragazze (prima), donne (dopo) che hanno avuto in comune lo stesso posto di lavoro e hai fatto bingo!
Ci conoscevamo da vent’anni.
Tanti?
Pochi?
Mi sembrano niente, adesso. Volati in un battito d’ali.
Anche perché negli ultimi due un Impegno Sovrano e Assoluto è arrivato a spazzare via tutto il resto: un Male da cui Guarire, con tutta se stessa.
Così le nostre riunioni, le nostre risate da restare senza fiato, la nostra abitudine a prenderci pensierini per le varie ricorrenze personali e familiari, si sono interrotte.
Fino alla brutale notizia.
La Notizia Finale.
La peggiore che potessimo aspettarci.
Che mi lascia con un cruccio enorme: quanto hai sofferto, P, in questi ultimi due anni?
Quanto, nelle ultime settimane?
Dov’eri? A casa, in ospedale?
Chi c’era con te?
Che terapie facevi?
Cosa si fa, cosa si prova, come ci si organizza quando ti dicono che il tuo tempo qui sta per finire?
Come fai a guardare negli occhi i tuoi figli, ancora irrimediabilmente piccoli, tuo marito, i tuoi genitori vivi e vegeti e sani, loro sì mannaggia a loro, anziani ma super in gamba, i tuoi fratelli, i vicini di casa, i genitori colleghi di sport e catechismo e scuola, gli ex compagni, chi ti chiede più o meno inconsapevole come va – come non va, e congedarti da tutti loro?
Ora ci mancherà, per un po’, un centro e un senso.
Ma non ci perderemo, promesso, perché te lo dobbiamo.
Per le risate che abbiamo condiviso, le prese in giro dei titolari, le battute lucide taglienti di precisione chirurgica, segno di intelligenza e sagacia, quel sano prendere e prendersi in giro che non era mai fuori posto.
Eri educata, pacata, gentile, sempre adeguata al contesto.
Emotivamente solida.
Luminosa.
Generosa.
Preziosa. Per sé e per gli altri.
Una che ha onorato la vita.
Un onorare faticoso, che richiede impegno e senso di responsabilità.
Una mamma di rara affettuosità ed equilibrio, un ruolo che i seri problemi di salute non hanno incrinato.
Una persona buona, dolce, mite ma mai rassegnata, che aveva fatto di dignità e pudore le sue firme.
Una vera “facilitatrice del gruppo”, con un talento innato nel togliere tutti i pesi dal cuore.
Anche solo per poco. Ma bastava, oh se bastava. Bastava per settimane, mesi.
Quando eravamo insieme, in quel piccolo momento magico c’erano tutte le cose belle per cui vale la pena vivere: amicizia, lealtà, complicità, gratitudine. FELICITA’.
Ma c’era anche uno sguardo lucido, sincero, impietoso.
Pi pi pi po po po.
E ades ndemo a magnar qualcossetta.
Il dente in fuori.
I freddi calcoli da fare per decidere quanta gente invitare al matrimonio e trarne il massimo profitto, con tanto di dito leccato che procede spedito sulla calcolatrice e perfido occhio luccicante stile cartone animato.
L’orologio riparato per la titolare stronza che dimostra scarso o nullo senso di gratitudine.
Ma va’, strano.
Le flatulenze moleste, stile ventilatio intestinalis putrens.
Quanti aneddoti potrei raccontare…
Quanta tristezza adesso, quante lacrime…
Sì lo so, noi onnipotenti e sani e longevi occidentali pensiamo di poter vivere per sempre, quando in realtà siamo fragili animali sottoposti a calamità e malattie, e sì lo so lo so che alla nostra età non si arrivava proprio o si arrivava molto raramente in passato. Cioè fino a pochi anni fa.
Ma…che dura…
L’etica per te era tutto, la dignità la tua firma, e proprio con etica e buon senso vorrei continuare. A fare qualcosa.
Il primo requisito di ogni buon piano è …. avere un piano, e adesso un po’ alla volta lo costruirò, stanne certa. Con chi mi potrà aiutare.
Ciao cara, dolce P


Ho conosciuto P nel 1997 per lavoro prima a distanza e poi a stretto contatto. Sin dal telefono si sentiva che era speciale, la voce flautata. Poi conoscendola di persona si notava una grande curiosità nell’approccio con l’altro. Sia cliente o conoscente. Usava il tono scherzoso quando si scioglieva usandolo con sagacia e intelligenza. La notavo nel paese dove abitavamo. Lei radicata da sempre io proveniente da una grande città eppure dialogavamo alla pari senza giri di parole o retaggi antichi. Lei anche in questo era speciale Parlava inglese e tedesco e nelle fiere internazionali era sempre a suo agio .
Potrei continuare all’infinito ma P non ci sarà più. È terribile, difficile pensare che una persona dei tuoi amici più cari, 10 anni più giovane, ci debba lasciare. Con l’ editrice ci siamo promessi che la terremo insieme a noi nel ricordo ed è l ‘unica cosa che mi consola. “adesso nden a magnar calcossetta”