concorso scuola

Concorso scuola 2022

Concorso scuola 2022

 

Tanto per sdrammatizzare un po’ 

Prova effettuata a Badia Polesine in una calda giornata di primavera 2022

 

Nel mezzo del cammin di letterata

mi imbatto nell’ennesima trovata

di un nuovo concorso a crocette

per tentare di scalare delle graduatorie le vette

e avere il posto di insegnante senza sbattimento

tentando il settanta su cento.

 

“Ma sei del Veneto Orientale:

mandiamoti a Rovigo dai che non è male”.

 

L’algoritmo mi impone codesta cazzata

e quindi via, facciamoci l’andata.

Sono finita in remota contrada

dopo 200 km di strada

senza pranzo e con una pipì in corpo

della serie “datemi un cesso e più non rompo”.

Invece no: tra registrazioni

e carte e documenti e varie ammonizioni

(green pass, bonifico, per i poveri averi un sacco nero)

mi ritrovo già in aula. Ma non dispero!

“Sia scritta la password alla lavagna

e mi raccomando: guai a chi si lagna!”

Il computer si avvia

e parte l’allergia:

saprò rispondere a un programma sterminato

avendo poco e mal studiato?

 

Tra Deledda e incipit vari

i primi quesiti sono anche abbastanza chiari.

Pesco dai cassetti della memoria

sperando in un’improbabile vittoria.

Ma quando arriva il patto tripartito

ah, lì non muovo più un dito.

“Che cazzo sarà?”, mi chiedo accaldata

sullo scranno in legno mollemente accasciata.

A grammatica sto messa bene,

la sirma alla fine viene,

Vasco De Gama e Dieta di Worms ho beccato

prima che il test sia affondato.

 

Il trasformismo viene pure

ma è legislazione che fa emergere tutte le mie paure.

“Adesso vi mando il supplizio infernale:

Piano nazionale della scuola digitale!”

 

Per fortuna la battaglia di Maratona

mi fa sentire ancora una secchiona

e la storia di Gneo Pompeo

è ancorata in testa dai tempi del liceo.

Poche certezze non sono sufficienti

e molte domande me le prendo sui denti.

 

Alla fine esco con sessantotto:

onorevole certo ma bassotto.

E se fossi passata?

Mio dio ero pronta a fare questa “cassata”?

 

Due anni or son che alla farsa mi iscrissi

troppo tempo passò e da allora io mal vissi.

Ogni momento speso al ripasso

e a fare quiz dal libro dabbasso.

 

E cosa mi spinse in codesto abisso?

L’ovvio non chieder: a scuola il posto fisso.

 

Anche dopo 25 anni dall’università?

Beh certo: un piano B mal non ci sta.

 

Il mio lavoro per fortuna ce l’ho

anche se sentirlo mio al 100%…questo proprio no…

 

Non mi cruccio se non sono passata

anzi porrei la questione a chi l’ha creata.

scommetti con me?

Non passerebbero neanche in tre.

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