università

Non posso dire che l’Università e il Master non mi siano serviti

Scelgo volutamente un titolo con molte negazioni: non non non. Uno stile che, mi è stato fatto notare più volte, non piace. Perché è poco chiaro, perché è negativo e bisogna parlare sempre in positivo. Cazzate!

L’università mi ha permesso di prendere in affitto il mio primo – secondo – terzo appartamento insieme a A. C. C. il primo secondo terzo anno, e a S. il quarto.

Anno di laurea indissolubilmente legato all’album – consumato – di Franco Battiato.

In mancanza di IKEA ci siamo sempre adeguate a spazi piccoli e a volte mal organizzati. Ma quanta gioia c’era! Quanto sano divertimento!

L’università mi ha permesso di mescolarmi con persone che non fossero la mia famiglia e profondamente diverse da me: nella velocità, negli orari, nel quotidiano, nelle abitudini, nella lingua.

I coach oggi direbbero diversity management.

Mi ha permesso di conoscere bene una città che adoro (Padova) e di esplorarne, rigorosamente in bicicletta – estate autunno primavera inverno sole nebbia pioggia vento voglia non voglia -, angoli e bellezze.

Mi ha permesso di fare viaggi bellissimi (Libia su tutti, ma anche Sardegna, Pompei e Napoli) e di creare il gruppo storico di amiche “padovane” che resiste da quasi 30 anni. Allargato poi alle nostre famiglie. Oh mio Dio 30 anni.

Mi ha permesso di accarezzare da vicino il sogno di una carriera all’interno dell’università, nella ricerca. Maledetta quella volta. Stringendo un po’ i denti dal punto di vista economico e continuando a prendere la borsa di studio, ce l’avrei fatta. Quella sarebbe stata la mia vita.

Mi ha permesso di dedicare la tesi di laurea a mamma e papà. Una dedica che ancora adesso piangono solo a guardarla, senza leggerla.

E poi di andare per negozi e negozietti in centro, fare serata a bere e ridere con il mal di pancia, frugare nel bidone della spazzatura sotto gli occhi atterriti di una vecchietta perché avevo perso gli orecchini d’argento appena comprati, e trovarli!

Dormire in spiaggia tutti insieme sotto le coperte e alzarsi tutti incriccati. Ricevere una cartolina scritta quella sera stessa da quegli stessi amici.

Portare mio fratello a Padova con me all’esame di latino due perché i miei erano in viaggio. Fantastico! Ha passato le sue giornate mangiando come se non ci fosse un domani mollemente adagiato su in divanetto – me lo ricordo ancora, a fiori neri e verdi – che a malapena conteneva le sue lunghissime gambe. Non stop davanti alla TV, ovviamente.

Il primo volo aereo.

In Sardegna passare in mezzo all’inferriata per uscire dalla zona dello scavo a Nora e andare in paese, a Santa Margherita di Pula. Ma lì ero magra…

La spiaggia di Chia.

La vita da pendolare in treno.

L’esperienza della tesi tra Ostia Antica e Roma: impagabile.

Oggi penso a quei genitori che ritirano da scuola i propri figli perché in classe convivono con persone di estrazione diversa con la scusa che “rallentano l’apprendimento” e mi chiedo che uomini e donne saranno quei figli. E che uomini e donne sono quei genitori. Quanto valga conoscere alla perfezione una formula matematica anziché 5 parole di una lingua straniera, chiedere ai diretti interessati perché non mangiano il maiale guardandoli negli occhi e vederli pregare un Dio diverso.

 

Tutto il contorno di quello che sono diventata, non ho dubbi, me lo hanno insegnato i miei genitori. Non c’è scuola che tenga se da dove parti non ti si insegnano i valori civili di buona convivenza con persone diverse da te, il valore dell’impegno e del sacrificio. Sotto esame non c’erano sabati né domeniche, c’era una breve notte di riposo tormentato e poi via di nuovo sotto. Mi hanno insegnato a scegliere e decidere da sola, dandomi le informazioni giuste per farlo ma lasciando che mi assumessi tutte le responsabilità delle mie scelte. Senza moine e senza troppo contorno di affetto e, soprattutto, senza affettazione. Anche adesso eh! Niente lusinghe, niente coccole, niente pranzi e cene in famiglia, niente aiutini. Parola d’ordine: arrangiarsi. Fare da soli. Con quello che si ha. Come si può.

 

Il Master poi … è stato lo spasso più spasso di una vita intera. Anche lì…amici ancora adesso, pur dispersi in vari posti d’Italia e del mondo.

Che bella vita, che belle persone, che esperienze …

 

Quello che ho imparato per strada non lo darei indietro in cambio di nulla.

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