“Il compito del sapere non è più quello di ridurre la complessità, ma di nuotarci dentro”
E quindi la scrittura efficace esiste? Esiste sempre.
Poniamo: devi scrivere una mail importante al tuo titolare/responsabile/collega e lui dà uno sguardo solo alle prime righe (se va bene).
Vuoi scrivere un testo bomba per il blog.
Devi scrivere una newsletter per cercare faticosamente di conquistare un nuovo cliente.
Io sono cresciuta a scuola con l’obiettivo di riempire NON PIU’ di tre colonne del foglio protocollo (per i compagni era ALMENO tre fogli). Cosa volete, gli anni passano…
Oggi è cambiato tutto: nuotiamo nella complessità e nel caos dell’informazione.
Servono consigli pratici di sopravvivenza, per produrre qualcosa di buono e interpretare ciò che ogni giorno ci viene vomitato addosso.
Non è che li dò a voi che mi leggete; li scrivo più che altro come promemoria.
- Come costruire una casa non consiste nel tirare su muri a caso, scrivere non significa mettersi davanti a un foglio bianco o a uno schermo a buttare giù parole e frasi, ma significa prima di tutto progettare: raccolta informazioni (in tutti i modi possibili: tutto è informazione. Anche alla coda alle poste, ascoltando conversazioni); organizzazione delle informazioni raccolte; scrivere la scaletta delle cose da dire; redazione; revisione.
- Curare i titoli in modo maniacale. La lettura infatti non è più la stessa: quando apri una pagina web, i tuoi occhi vanno in alto a sinistra, poi in basso e solo alla fine in alto a destra. Se leggi tutto dall’inizio dei un eroe. O sei vecchio (come me).
- Arricchire il testo e cullare il lettore con: spazi, font, stili, colori, immagini se serve, tabelle, schemi.
- Usare periodi brevi, limitare incisi e parentesi (ma come! a me le parentesi piacciono un sacco), evitare acronimi e tecnicismi e lessico specialistico e abbreviazioni, limitare gli avverbi. Insomma, leggi una qualsiasi comunicazione della pubblica amministrazione e fai il contrario!
- Semplicità e leggerezza sono un’arte: che poi mica sono vaghezza e casualità, ma precisione e determinazione.
- Usare parole straniere solo quando non hanno un’alternativa in italiano.
- Evitare le ritualità introduttive, ma andare dritti al punto.
- Usare i link per quello che sono: delle porte. Servono per andare da un’altra parte.
- Usare le liste. Io sono un’amante delle liste. Si vede? Solo al punto 9. La lista costringe chi scrive a fare chiarezza e a mettersi nei panni di chi legge.
- Usare le ripetizioni in modo saggio: la ripetizione può dare enfasi, ritmo, può orientare. Può sottolineare, chiarire, persuadere, emozionare, aiutare a ricordare.
- Non utilizzare le maiuscole di riverenza o di rispetto.
- Non basta dare del TU per agganciare il lettore: conta l’uso delle parole che il lettore riconosce come sue e il rispetto del suo tempo.
- Dosare l’uso del punto esclamativo!!!
- Forse la cosa più importante di tutte: scrivere con una persona precisa in mente.
- Semplificare. Esiste sempre un modo semplice per spiegare le cose difficili, se le hai capite.
- Trovare le parole che fanno vedere. Il libro che sto leggendo adesso “Perduti nei quartieri spagnoli” di Heddi Goodrich è sconvolgente da questo punto di vista: spietato, lucido, scolpito. Ti fa annusare, indaga i sentimenti e le persone e le finzioni e i muri che tutti noi mettiamo in atto nella vita con vera maestria. Scritto in un italiano di rara bellezza da una madrelingua inglese.
- Usare parole e numeri. I numeri funzionano bene nei titoli, nei sottotitoli, negli oggetti delle e-mail e in tutti i microtesti. L’infografica è il trionfo dei numeri.
O la scrittura si adegua al cambiamento, o verrà seppellita.
Ah: e come dice la grande Luisa Carrada, l’unico modo per imparare a scrivere è scrivere.

