Insistere in un legame è un po’ come insistere nel voler calzare a tutti i costi un paio di scarpe strette.
Alla fine, forse, potresti anche riuscire a indossarle, ma ti faranno un male cane a ogni passo!
Questo concetto calza (eh eh) per ogni tipo di relazione: che sia il legame con i genitori, con il partner, con un amico, con un collega, se devi affannarti per conquistare uno straccio di spazio, meglio se ci pensi due volte prima di continuare a investire nel legame. Il problema, quando si parla di investimenti emotivi, è che il “disinvestimento” è vissuto come una sconfitta, come una perdita, così si continua a “investire” male le proprie energie, il proprio tempo, il proprio “amore”, fino a coinvolgere l’intera esistenza.
Si continua a investire per non perdere… ma per non perdere cosa?
Il valore dell’investimento
Chi ha conquistato una buona dose di consapevolezza, sa bene che una relazione sana è fatta di reciprocità, è ben bilanciata, comprende stima e, soprattutto, i singoli cercano di alimentare il benessere del gruppo (o della coppia, o della famiglia).
Se ci imbattiamo in una relazione in cui l’altro ci sminuisce, ci umilia e ci ritiene responsabile di ogni sua insoddisfazione, allora disinvestire diventa un obbligo verso sé stessi.
Le relazioni non sono mai facili perché bisogna fare i conti con i propri limiti e con i limiti dell’altro, ma se è vero che bisogna cercare di comprendere l’altro, è altrettanto vero che abbiamo un sacrosanto dovere verso noi stessi: quello di rispettarci, stimarci e amarci. Il focus, ad un certo punto di ogni relazione, non dovrebbe essere più sul “perché si comporta così?” bensì su “come mi fa sentire il suo comportamento?” e soprattutto “perché lo sopporto?”. In base alle risposte che riusciamo a fornisci bisognerà iniziare un piano d’azione. Un piano d’azione volto a migliorare, in un modo o nell’altro, la qualità della propria vita e dei propri legami affettivi.
Il distacco, un qualcosa da evitare a ogni costo
Spesso il piano d’azione dovrebbe prevedere un distacco fisico o emotivo. Premesso che il distacco non è un’azione che avviene da un giorno all’altro ma un processo difficile che va maturato consapevolmente. Molti di noi, a causa di un vissuto difficile, hanno grosse difficoltà solo a contemplare l’idea di un distacco… così trascinano relazione svilenti e tutt’altro che appaganti pur di preservare il legame che, seppur nocivo, c’è.
In situazioni paradossali, il legame va mantenuto perché esiste e non perché alimenta un sistema di benessere (come ci si aspetta dai legami affettivi e professionali sani). È un po’ come comprare per errore un vaso terribilmente grosso che ingombra l’intero tavolo impedendone l’utilizzo e, anche dopo aver constatato l’impatto nefasto sull’estetica e sulla funzionalità del tavolo, ostinarsi a tenere il vaso perché ormai è stato pagato, un investimento è stato fatto!
Immagina di aver speso molto per quel vaso e non solo in termini economici; immagina di aver aspettato molto per averlo, di aver ponderato bene la scelta. Gettare via il vaso significherebbe vanificare anni di aspettative, speranze, progettualità e buttare al vento del denaro… tuttavia, tenerlo, significa invalidarsi ogni giorno della vita, significa non poter usare un tavolo e vivere in un ambiente imbruttito e impoverito.
Nello stringere ogni legame noi investiamo in termini di aspettative, progettualità, speranze, tempo, energie emotive, valore di sé… tutte componenti non rimborsabili, inoltre l’oggetto dell’investimento è spesso vissuto come insostituibile.
Eppure, il distacco emotivo potrebbe essere un trampolino di lancio in grado di aprire nuove porte e svelare impensabili opportunità. Per non sacrificare il legame e gli investimenti che ruotano intorno (ideali, ricordi, speranze, sogni…) si finisce per pagare un prezzo molto più alto in termini di benessere emotivo.
Se sei invischiata in una relazione insana, sappi che il distacco potrebbe essere la naturale conseguenza di una sana emancipazione emotiva.
Maturità emotiva
Dalla nascita all’età adulta affrontiamo un gran numero di mutamenti. Passiamo da uno stato di totale dipendenza a uno di totale indipendenza. Questo passaggio talvolta è arrestato in qualche fase e l’indipendenza, intesa come maturità emotiva, tarda ad arrivare.
Attenzione, essere emancipato emotivamente non significa “non aver bisogno di nessuno”, bensì significa essere capaci di stringere legami appaganti, sentirsi sicuri nella relazione, sentirsi sicuri di esplorare la vita.
Quando siamo piccoli, immersi nella nostra totale dipendenza, abbiamo un raggio d’azione ridotto, ci appassioniamo a poche cose e il nostro mondo è davvero limitato. Crescendo sviluppiamo idee tutte nostre, gusti e interessi iniziano a diventare più complessi, il raggio d’azione si amplia e si raggiunge una sana maturità emotiva. L’altro è indubbiamente importante e lo siamo anche noi: scopriamo di avere un valore intrinseco che coltiviamo giorno dopo giorno (investendo su noi stessi e sullo sviluppo della nostra identità).
Da bambini siamo subordinati ai nostri genitori, crescendo occupiamo posizioni paritetiche con il prossimo (genitori compresi). Possiamo essere “subordinati” o “superiori” in un contesto lavorativo ma non in un quadro inter–personale.
Una persona emancipata emotivamente può essere descritta come attiva, indipendente, sicura del proprio valore personale e auto-controllata.
Al contrario, una persona che non ha avuto l’occasione di investire nel modo giusto su sé stessa si può descrivere come passiva, dipendente, con una bassa fiducia in sé e nell’altro. Si può descrivere come una persona che sente il bisogno di controllare tutto per sedare una sorta di insicurezza interiore.

