A quelli che

A quelli che

A quelli che si siedono nell’ultima fila
per non essere osservati o giudicati.
A chi quando gli fai un sorriso in ascensore
o incrociandolo per strada
abbassa lo sguardo e arrossisce.
A chi rimane digiuno o quasi ai buffet.
A chi non sgomita o spinge o si fa strada in modo arrogante.
A quelli che non dicono niente
quando qualcuno taglia la coda e passa avanti.
Sono infastiditi magari, ma non sollevano questioni.
A quelli che si scusano
anche quando non dovrebbero.
A quelli che salutano sempre, anche più di una volta.
Anche il cane o il gatto.
E chiedono sempre permesso, scusa, posso.
A chi dice grazie, e lo sente nel cuore.
A chi è sempre educato,
anche a costo di sembrare scemo.
O ritardato.
O sfigato.
A chi ha un’intelligenza arguta
e sa riconoscere
quando è il momento di stare zitto.
O di farsi da parte.
A tutti quelli
che nella vita
si sono persi un’occasione importante
perché un prepotente gliel’ha portata via.
O semplicemente per una forma di rispetto
che non ammette repliche né sconti.
A chi ha la risposta giusta in testa
eppure non alza la mano.
A quelli che credono nella lealtà,
a costo di risultare sconfitti.

Io vi vedo.
E vi riconosco.
Simile con simile, si dice.
Siete proprio belli.

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