Il classico insegna il mestiere di vivere

Forse le cose migliori nascono davvero quando non si ha niente da perdere; o quando si è già (o appena) perso qualcosa di molto importante. Un affetto, un lavoro, un’amicizia, la salute. Un fatto traumatico, insomma, che ti costringa a fermarti, a farti delle domande e trovare delle risposte.

 

Vale anche per il blog? Penso che valga per qualunque cosa. Dal non sapere che cavolo scrivere ad avere in testa troppe cose di cui scrivere è un attimo. Merito, o colpa, della nostra forma mentis: la mia sicuramente, plasmata dagli studi, anni e anni alle prese con la bellezza e la difficoltà.

Le versioni di greco e di latino, la letteratura, la linguistica, la Divina Commedia mandata a memoria per gli esami di italiano 1 e 2, date e nozioni di storia antica (ancora mi sogno che non ho finito tutti gli esami e non mi sono mai laureata AAAAHHHH), la geografia astronomica, le figure retoriche, la grammatica … tutte materie che ti aprono un occhio interno, uno sguardo particolare sulla vita.

Il classico insegna il mestiere di vivere (citando Cesare Pavese). La scuola non deve fare questo, come mestiere supremo? Senza sconti, senza scorciatoie, senza furbizie, senza favoritismi. Oggi si misura tutto in utile o inutile, ma il sistema educativo non può essere basato sull’utilità, non deve servire a qualcosa, ma a qualcuno (citando Andrea Marcolongo).

Spesso i ragazzi scelgono il classico contro il parere dei genitori, ma oggi rivendicare le proprie passioni e le proprie scelte è la cosa più rivoluzionaria che c’è.

Chi ha una passione umanistica è condannato alla disoccupazione? No: oltre alla tecnica, il mercato richiede sempre più competenze trasversali, come capacità logica e flessibilità mentale.

 

Articolo creato 43

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto