Questo concetto di famiglia suscita spesso scontri, discussioni e dibattiti. E qualche porcone volato qua e là.
La separazione tra luogo di lavoro e ambiente familiare è ancora difficile da accettare, ma per me e per chiunque sia sano di mente la dinamica familiare è molto diversa da quella aziendale.
Perché quest’ultima non si basa sull’amore incondizionato e non prevede ruoli immutabili nel tempo.
La Madre, il Padre, il Figlio.
Se tratto l’azienda come una famiglia, devo dare a tutti una possibilità, a prescindere dalle capacità e dai meriti.
Non solo: provo risentimento per chi lascia e sceglie di intraprendere una nuova strada.
Mi lasci? Sei un ingrato, una sorta di figliuol prodigo.
Ma un’azienda non funziona così.
O meglio: funziona così purtroppo e porca di quella vacchissima troia, ma non può funzionare bene così. Alla luce dei fatti.
Nell’azienda non devono comandare i legami di sangue.
Ogni individuo dovrebbe essere incoraggiato a esprimere al meglio le proprie capacità, condividere idee, collaborare con gli altri.
Dovrebbe essere informato.
Dovrebbe essere formato.
Dovrebbe essere premiato per i risultati che raggiunge.
Dovrebbe essere non sputtanato o sminuito quando se ne va e magari subentra la figlia o il figlio o il nipote di turno. Scene già viste.
Anche se quell’individuo non lecca e non “vuole bene” al “padrone” nel senso che lo lusinga e lo celebra come un santone, gli scrive lettere e post acchiappa lacrime, lo osanna quando varca la soglia, gli fa i regalini. Semplicemente svolge bene il proprio lavoro, crea e alimenta un’ottima reputazione, dà molto più di quanto gli sia chiesto, sa stare al suo posto.
Vi prego, la famiglia è un’entità separata.
È un’altra cosa.
Punto.

