Nella comunicazione, nel marketing e nella relazione con il cliente siamo condannati alla ricerca continua.
Nulla è immutabile, nulla dura per sempre, perché le persone, le esigenze, gli obiettivi, la tecnologia, l’economia cambiano continuamente.
Le verità monolitiche, per favore, tenetevele per voi.
Se ascolti molto, prima di ipotizzare soluzioni, mi piaci.
Se sei insicuro e magari torni sui tuoi passi, ti amo proprio!
Spesso però devi mascherare questa tua “debolezza”, ammettilo, perché il mercato non vuole le persone poco sicure di sé.
Invece, se dentro di te sai dove vuoi arrivare, se sai il perché lo stai dicendo o facendo, nessuno ti insegnerà a comunicare, o a gestire uomini, o a condurre un’impresa. I corsi, gli studi, l’esperienza ti daranno le conoscenze di base, ma non faranno di te un professionista.
La prima prova di padronanza di sé è l’umiltà.
Mettersi in gioco.
Ascoltare e fare tesoro di un parere esterno.
Affidarsi a un altro professionista perché tu, quella cosa, proprio non la sai fare. E se la sai fare, a lui/lei viene meglio.
Gli umili migliorano costantemente, non pensano di conoscere già la strada e la meta.
E non smettono di divertirsi, non perdono orgoglio e aspettativa.
L’arroganza, al contrario, mette i paraocchi.
Perché si ha paura di ammettere le proprie debolezze? E perché in genere si cerca tutto in uno?
Mi spiego meglio: sempre più spesso negli annunci di ricerca del personale, le agenzie o le HR cercano (per citare solo il mio ambito) copywriter con skill anche nell’ambito grafico (pacchetto adobe, video e simili) e advertising.
Ai miei tempi – io ho iniziato a lavorare prima dell’euro – non si usava: il copy faceva il copy, l’art faceva l’art, il grafico il grafico.
Forse la specializzazione era meglio, per la qualità…
In quanto al mestiere di copy, la scrittura è l’arte più umile che c’è. Ed una delle più oneste.
Per questo mi si addice: per l’atteggiamento.
Perché i suoi strumenti principali sono cervello e mente. Che vanno costantemente alimentati.
Perché si nutre di lettura (di ogni cosa: dai romanzi alle poesie ai saggi al fumetto ai giornali ai libri per bambini) e di pratica.
Per la consapevolezza che non sei mai arrivato. Da nessuna parte.
Per la convinzione di avere sempre molto (tutto) da imparare.
Per sfuggire l’idea della gloria e della visibilità ad ogni costo.
Per non farsi inghiottire inutilmente e silenziosamente dai canali digitali.
Perché niente batte l’umilissima carta e l’umilissima penna quando si ha un’idea, quando si vede un bellissimo spunto.
Quando crei senza volerlo.

