L’istruzione apre molte porte.
L’istruzione è uno dei pilastri della nostra società e anche della nostra persona. I genitori si impegnano affinché i figli frequentino buone scuole e ricevano conoscenze di qualità, ma anche che da adulti continuino ad imparare e coltivare le loro menti per migliorare a livello personale e professionale. Tuttavia, l’istruzione non è tutto nella vita e l’educazione può aprirci più porte di quanto pensiamo.
Attualmente, le buone maniere non sembrano essere di moda e gli atteggiamenti sfacciati e individualisti sono più premiati.
Forse stiamo perdendo di vista il grande valore delle regole di convivenza, rispetto e considerazione per l’altro?
Cosa significa essere educati?
Una buona educazione è la capacità di comportarsi in modo appropriato in diversi contesti sociali. È legata al rispetto, alla gentilezza e alla considerazione verso l’altro. Una persona educata dice “buongiorno” o almeno “ciao”, “per favore”, “grazie” o “scusa”, “arrivederci” o almeno “ciao”, conscia dell’importanza degli scambi sociali. SEMPRE! Non un giorno sì e l’altro no perché gli gira.
Se sei a casa mia e te ne vai, per favore vieni a cercarmi un attimo per salutarmi. Non è che vivo nel castello del sultano con 123 stanze e devi avere il GPS.
L’educazione è inoltre un insieme di norme, valori e azioni che favoriscono la convivenza e relazioni armoniose e collaborative tra i membri di una società.
Stiamo perdendo le buone maniere?
Oggi diamo meno importanza alle buone maniere. Sebbene gli stili educativi tradizionali (principalmente autoritari) non siano oggi considerati appropriati, questi si concentravano su obbedienza, rispetto e decoro, dunque le buone maniere erano sempre presenti, anzi proprio imprescindibili. Ogni quarantenne/cinquantenne/sessantenne che si rispetti ha ben in mente lo sguardo del padre che incuteva terrore, per lo più a tavola, o i suoi monosillabi per disapprovare. “Oh” “Eh” allora bastavano, non serviva altro.
Lì si misurava la vera capacità nell’evitare punizioni corporali.
Altro che “Amore ne vuoi ancora? Gioia vuoi che ti compro questo o quello? Ma tesoro cerca di capirmi…” Tesoro un cazzo. Se è sì è sì, se è no è no.
Oggi osserviamo stili educativi più democratici e rispettosi, ma a volte eccessivamente indulgenti e privi di limiti. Davvero, molte volte, troppe volte, privi di limiti.
L’educazione non è innata: è necessario insegnarla come parte del processo di socializzazione, ed è un compito delle famiglie. NON della scuola, NON della società sportiva, NON del datore di lavoro, NON del collega, NON del parroco o della catechista, NON dell’autista del pullman, NON del negoziante.
Capito???? Del padre e della madre.
Alcune caratteristiche delle nostre società attuali contribuiscono alla crescente perdita delle buone maniere:
- Si punta sull’individualismo e la competitività (“premio per il miglior…”). Ciò ci fa perdere di vista il fatto che tutti abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere. Che ci piaccia o no, siamo esseri interdipendenti.
- Conduciamo un ritmo di vita frenetico e accelerato in cui non troviamo spazio per fermarci a pensare all’altro. Siamo così immersi nella nostra fretta e nei nostri obblighi che non ci accorgiamo del trattamento che riserviamo al prossimo.
- Paradossalmente, vivere nelle grandi città a volte ci isola di più. Ci fa convivere con un sentimento di insicurezza e sospetto verso l’altro che ci porta a evitare un approccio più cordiale.
- Indipendenza, decisione e carattere forte sono qualità esaltate e valorizzate a livello personale e lavorativo; quindi, molti provano a svilupparli. Tuttavia, se non trovano un sano equilibrio, possono cadere nell’arroganza e nella maleducazione.

