“Viviamo in piccole città
nascosti dalla nebbia
prendiamo pillole di felicità
misericordiaaa
noi siamo virgole
amiamo l’Inghilterra
crediamo nell’eternità”
Inizio con un pezzo che adoro, “Mondo” di Cesare Bonazzo Vuoi Sposarmi Cremonini, perché non potrei trovarmi più d’accordo con lui dopo il viaggio nel sud Inghilterra.
Agosto 2022.
Totalmente autoprodotto.
Alla regia: me medesima.
Alle prenotazioni: mio marito.
Comparse: figlia + figlio.
Beh allora … potrei parlarne per 122 articoli, cercherò di essere breve e “circoncisa”.
L’inghilterra nasce un po’ per caso, come viaggio tutto sommato semplice ed europeo. Il mio cuore ottomano quest’anno batteva per la Turchia.
Ma mi rifarò.
Non dico una scelta di ripiego, ma insomma una meta sicura, vicina.
Risultato: non mi aspettavo un viaggio così bello.
Non mi aspettavo dei posti così incantevoli poco fuori Londra.
Perché ne parlo qui?
- Perché lo devo pur raccontare a qualcuno! I social mi hanno stufato: se pubblico ci sarà sempre gente spastica che dice che sono sempre in giro, e chissà quanto guadagno, e portare i bambini ai musei ma non si fa, e quanto stronzi e superiori e spocchiosi sono gli inglesi, e bla bla bla.
- Perché come esperienza educativa per i propri figli il viaggio è impagabile. Come disse Steve Jobs, insegna loro ad essere felici, non ad essere ricchi (monetariamente parlando; poi ricchi di esperienze e di opportunità è un altro paio di maniche). L’istruzione non va mai disgiunta dall’educazione. Per far crescere i bambini e i ragazzi, farli socializzare, responsabilizzarli, io li faccio (anche, finché posso) viaggiare. Usare le mappe, esercitarsi sui punti cardinali, organizzare il percorso e le attrazioni, prendere vari tipi di mezzi, far sì che assaggino cose nuove, vedano cose nuove, respirare odori diversi, ascoltare – e provare a cimentarsi in – una lingua sconosciuta o appena conosciuta … non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard. Si impara anche e soprattutto fuori dalla scuola e fuori da casa, dai percorsi noti, dalla comodità, grazie alla sensibilità verso ciò che ci circonda: le persone, le abitudini, l’ambiente. Guardare con occhi nuovi la realtà che ci circonda è la molla che scaccia l’apatia, allontana dai videogiochi e dalle chat e dalla TV, fa fare i veri compiti per le vacanze: la voglia e la gioia e la fatica!!! di scoprire. La curiosità. Il rispetto. La conoscenza. La convivenza. La pazienza. E la libertà intellettuale. Un bene più prezioso dell’oro.
- Perché ho fatto un piccolo viaggio anche nel mondo del lavoro inglese, grazie alle chiacchiere con il mio ex collega preferito che da due anni vive lì e sta sperimentando la qualunque su contratti – orari – sospensioni – ecc. Tutto il mondo è paese eh? Gli farò scrivere un pezzo, se accetta la proposta.
Beh allora, qualche numero:
durata totale 11 giorni
volo di andata e ritorno da Venezia su Londra Gatwick
viaggio itinerante per 6 giorni in auto (la guida al contrario è opera di mio marito sant’uomo, quasi 1.000 km) con tappe a
Preston (dove avevamo una mini casa stupenda e accessoriata e accoglientissima e la passeggiata serale si è rivelata uno scrigno inaspettato di tesori: i cavalli a passeggio, la pittrice all’opera nel giardino di casa sua, le case perfette messe lì apposta per farsi fotografare con tutti i ninnoli alle finestre, gli alberi maestosi, la cabina telefonica piena di libri)

Dover (le White Cliffs, un paesaggio maestoso)

Canterbury

Oxford

Cotswolds: Bourton on the Water, Bibury, Castle Comb, Lacock. Un borgo più incantevole dell’altro, un bagno di benessere.

Bath

Avebury

Stonehenge

Salisbury

Portsmouth

Shere

Poi viaggio “stanziale” (per modo di dire! C’era pure sciopero della metro per 2 giorni! Non so quanti km abbiamo totalizzato, ma i miei piedi lo sanno bene) a Londra con tappe a (in ordine cronologico)
Natural History Museum
Victoria & Albert Museum
Hyde Park
St. James Park
Harrod’s
Buckingham Palace
House of Parliament
Big Ben
London Eye
(pagato un occhio della testa ma una volta va fatto) (bello alto eh?)


Trafalgar Square
Oxford Street
Covent Garden
Chinatown
British Museum

King’s Cross (binario 9 e 3/4 di Harry Potter. Quello vero, dove hanno girato la scena, eh eh, non quello tarocco per turisti con foto a 10 sterline)
St. Pancras

British Library
Portobello Road (una strafigata pazzesca: odori, suoni, colori sgargianti. La strada con il predicatore di colore in bici dalla voce amplificata, i magici completi da uomo, uno più fantastico dell’altro, che avevo proposto a mio marito come vestito elegante giacca e pantalone per la comunione del bimbo, la nostra commessa simpaticissima e dolce con il fidanzato di Napoli, il cappotto con Gesù e l’ultima cena che bimbo voleva regalare alla sua catechista ;-))

Notting Hill (compreso il piccolo bookshop del film dove mi volevo “applicare”, come dicono gli inglesi, vista l’offerta di lavoro allettante sulla porta)
Camden Town
Hamleys
La City
Saint Paul
Millennium Bridge
Tower Bridge

The Shard
The Gherkin
Tate Modern
Borough Market
Westminster Abbey

National Gallery
e, per finire, un concerto di musica classica – violini e fiati con tanto di solista – (non sono esperta, ma più di un brivido me l’ha strappato) alla
Royal Albert Hall

La tappa che è diventata imperdibile per i 4 dell’Oca Selvaggia: la colazione al museo, ogni giorno all’apertura. Una coccola senza pari. Un momento tutto per noi. E senza camminare! Con dei golosi muffin giganteschi, i succhi, la frutta fresca. La pace dal caos.
Il museo mai visto prima che ho preferito: il V&A. Una collezione da far brillare gli occhi.
Il ristorante TOP: Kinghams a Shere. Che posto ragazzi! Cucina e atmosfera sopraffine, da film.
Il luogo dove mi trasferirò quando andrò in pensione, che proprio ha parlato al mio cuore: Avebury.
Sassi, pecore, mistero, orti, fiori. Cottage da fiaba. Un pub. Cioè: un solo pub. Pochi turisti buongustai. Nessuna ressa, nessuna fila, nessun biglietto da pagare.
Non consiglierò niente a nessuno, sono solo un’umile mamma con tante passioni, tra cui quella per i viaggi. Potrei anche trasformare questo blog, così avrei meno rotture…
Viaggi non troppo pianificati però, altrimenti il piacere di autogestirsi e prepararsi, il rischio, l’improvvisazione, l’imprevisto dietro l’angolo, la sorpresa, la soddisfazione di farcela (o il dispiacere di non farcela) dove sono?
Ma se volete i dettagli … chiedetemeli nei commenti e vi fornirò volentieri prezzi – compagnie dei treni per i transfer – qualche ristorante sopraffino dove riempirsi la pancia (e gli occhi).
E qualche dritta. Che non fa mai male.
Ah la guida però l’ho persa con lo zainetto del bimbo (ci ha pianto una sera, povero).


Belissimo viaggio, mi dispiace per lo zaino del piccolo ingegnere. Siete proprio una bella famiglia. Anche per la Turchia ho delle dritte 🙂