Udire ascoltare sentire

Udire ascoltare sentire

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Non c’è peggior muto di chi parla a caso.

 

Dio ci ha dato due orecchie e una bocca proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.

Tre gesti che Gesù stesso fa nel Vangelo richiamano le tre gradazioni dello stesso verbo che ci sono nel vocabolario italiano: udire, ascoltare, sentire.

Si può udire una parola in modo impermeabile, facendola entrare da un’orecchia e uscire dall’altra: sfiora e scivola via, o colpisce e ribalza via come una palla.

Se invece entra, sale al cervello dove viene gustata, perché suscita interesse. Sto ascoltando.

Se poi non solo sale, ma anche scende nel profondo, fa vibrare il cuore e smuove il sentire, genera “sensazioni” o ancor più “sentimenti”. Sto sentendo.

Quante volte siamo proprio sordomuti? Tante. Non sappiamo dialogare perché non vogliamo udire: il nostro è solo un attendere il turno per controbattere.

Leonardo Da Vinci insegnava che “saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio cervello, il cervello degli altri”. È un investimento arricchente che insegna a pensare e a pesare ciò che si ascolta e si dice.

Le parole possono essere fiori o lame. Riempiono spazi immensi, come altrettanti ne sanno svuotare. Si incastrano nel cervello, si infilano sotto la pelle, rimangono attaccate all’anima e strapparle via ci fa male.

Anche solo per convenienza, sarebbe sempre meglio sforzarsi di rendere le nostre parole il più possibile soffici, leggere, dolci. Perché può sempre succedere di doversele rimangiare. Certo può anche non succedere.

Chi sente davvero, poi, assomiglia alle parole che dice. Io assomiglio alle parole profonde o ai rumori esterni? Ho orecchie tappate e solo sbuffi infastiditi sulle labbra?

 

Chi non ti vuole sentire, non ti sente nemmeno se urli.

Chi ti vuol capire, ti capisce anche se non parli.

 

Perché quando si litiga si urla anche se si è vicini? Di fatto si percepisce una distanza, un precipizio da colmare. Al contrario due innamorati o due amici veri sussurrano o semplicemente si guardano negli occhi perché si sentono uniti, tanto che spesso non c’è proprio bisogno di parlare.

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