Nel lavoro, spesso, per decidere quali attività hanno o non hanno la priorità ci basiamo sulle necessità degli altri.
O sull’imminenza delle scadenze.
Questo accade anche nella vita quotidiana e privata: spendiamo tutte le nostre energie a “farci in quattro” e dedichiamo pochissimo tempo a ciò che è veramente importante.
Guai se al lavoro non ci fosse qualcuno che:
- pianifica, con la vecchia agenda alla mano, i file excel debitamente compilati, il calendario
- ricorda, chiede chiarimenti, esorta, certo rompe anche un po’ i coglioni, vuole sapere qualcosa di certo!
Su cosa baseremmo le priorità? Sull’idea geniale del capo? Su una fissazione del momento?
Ma il manager non lo sa che avere una giornata piena di impegni non finalizzati a uno specifico obiettivo è tempo perso?
Non lo sa che fissarsi su boiate e mandare ogni volta tutto in vacca è tempo perso?
Non lo sa che dare retta a 5/10 persone diverse mentre gli stai illustrando progetti-modalità di esecuzione-idee fa proprio girare il cazzo?
Per fortuna (sua fortuna) che poi l’azienda la tiriamo avanti noi inferiori, o sottoposti, alla Fantozzi.
Mettitela via: non puoi fare tutto. Quindi delega, e fidati. E quando ti chiedo delle risposte, dammele. Non subito, non tutte, ma dammele porca puttana.
Se abbiamo stabilito un metodo per scambiarci informazioni, dammi le risposte. Sennò cambiamo metodo. Ma non puoi lasciarmi a macerare.
Forza lavoro impegnata e produttiva: è davvero così difficile?
I lavori ad alto sforzo e a bassa ricompensa (non solo finanziaria, ma anche) sono legati al burnout (stress, esaurimento, ridotta realizzazione personale).
La smania di fare tutto e di non deludere nessuno può essere evitata usando un po’ di egoismo gentile.
O di stronzaggine volontaria.
NO è una bella parola.
DOPO anche.
NON SERVE è ancora meglio.
La mente è come una casa piena di oggetti che siamo troppo occupati a classificare per trovare il tempo di ordinarli e/o buttarli via.
Pensiamo che ci sarà modo di farlo e che intanto dobbiamo occuparci del resto.
Il resto intanto avanza, occupa tutti gli spazi e il momento di mettere ordine – in testa – non arriva mai.
Mettere ordine, fare spazio, e quindi dare priorità o non priorità, sono gesti di cura.
Lo facciamo con la casa, lo facciamo con i figli, con la scrivania, anche il capo lo deve fare!
Il vecchio modello, quello in cui non si molla mai perché tutto dipende da lui, non c’è più.
Anche il cellulare si ricarica e si spegne, no?
E anch’io adesso mi spengo per un po’ e mi ricarico. Buone feste!

