Mobbing: la politica non se ne occupa

Pressioni, ricatti, minacce. O, ancor peggio, silenzi, sottrazione indebita di mezzi di lavoro – un vero e proprio sabotaggio! -, connivenza servile e fastidiosamente sorridente di altri membri dell’organizzazione a livello “dirigenziale”. Ragazzi … mi sento ancora male …

La crisi e i tagli nelle aziende in Italia hanno fatto aumentare le malattie psicologiche di origine professionale. La politica però non se ne occupa. E con il Job Acts va anche peggio: il nostro paese è uno dei pochi in Europa ancora senza una norma sul mobbing. Insomma, la legge sul mobbing è stata semplicemente dimenticata. Mentre la legge sullo stalking, per esempio, è stata fatta: forse perché, al contrario del mobbing, non incideva sugli interessi economici di nessuno? In Svezia o in Germania il discorso è ben diverso, informarsi per credere.

Da noi è normale condividere, parlando con altre persone, esperienze di mortificazione morale ed emarginazione sul lavoro. Proprio come accade con gli uccelli: dall’etologia deriva infatti il verbo to mob, attaccare, assalire. Il risultato finale, il massimo per il/i mobber, è l’eliminazione della vittima. Il TOP è che la vittima dia le dimissioni spontaneamente, al riparo da qualsiasi problema di tipo sindacale per l’azienda. Questa è un’ulteriore sfumatura, detta bossing: un mobbing strategico, compiuto da titolari, quadri o dirigenti, con lo scopo dichiarato di liberarsi del dipendente divenuto indesiderato.

Attenzione il mobbing non è un evento, o un episodio, o un momento: è un lento stillicidio di persecuzioni, attacchi e umiliazioni che perdura inesorabilmente nel tempo, e proprio nella lunga durata ha la sua forza devastante.

Un po’ alla volta, vengono lese sia la salute sia la personalità del dipendente, che arriva all’autocolpevolizzazione e alla svalutazione delle proprie capacità. La capacità lavorativa viene meno e si perde la fiducia in se stessi.

Il mobbing quindi ha effetti distruttivi, complicati dal fatto che scarse e tortuose risultano le possibilità di difesa. Nel ricorso alle vie giuridiche, non vi è ancora alcuna norma che assicuri certezza di diritto e di tutela. E, lo ricordo, siamo nel 2018!!! Dopo Cristo!!! Qualcuno si è cimentato nella creazione di un metodo per la quantificazione obiettiva del danno esistenziale, proprio come si fa per quello biologico. Sì sì avete capito bene: esistenziale. Perché il danno coinvolge la sfera fisica (insonnia, problemi digestivi, senso di insicurezza, e chi più ne ha più ne metta), coinvolge la sfera professionale e coinvolge il privato: la famiglia, le relazioni interpersonali e sociali.

Ho letto del Metodo Ege 2002: Prof. Harald Ege, psicologo, specializzato in psicologia del lavoro e dell’organizzazione e Presidente di “PRIMA”, Associazione Italiana contro mobbing e stress psicosociale.

Un profilo risarcitorio specifico è quello a cui si dovrebbe arrivare. Nei sogni.

Adesso gli scrivo.

 

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Mobbing. La politica non se ne occupa.
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