Parola d’ordine: sabotaggio

L’intenzione di chiudere il rapporto lavorativo con me viene manifestata esplicitamente dal titolare in data 05/06/2017, un po’ dopo le 7 di sera. Alle 7 terminava il mio orario di lavoro pomeridiano. Era il giorno del 5° compleanno del mio bimbo. Non potrò mai dimenticarlo.

Con evidente imbarazzo, mi convoca nel suo ufficio e mi dice, a occhi bassi: “Come avrai capito (ehhh? capito da che cosa?) abbiamo intenzione di chiudere il rapporto con te. Non è la fine del mondo, vero?”. Forse per te, ma per me è una bella botta. Mi dice che posso chiudere subito o prendermi qualche mese, a scelta, e che mi farà parlare con il consulente del lavoro tra qualche giorno; questo consulente ha il mandato da parte dei fratelli di affrontare la questione economica con me.

Io intanto, in piena burrasca emotiva, faccio passaggio di consegne a sua figlia (per le cose per le quali si può fare passaggio di consegne. Per quanto riguarda i giornalisti, è come se lasciassi l’auto, ma senza chiavi, e senza istruzioni su come guidarla). Un’assurdità. La ragazza non dimostra la minima gratitudine nei miei confronti, è fredda come un pezzo di ghiaccio, scontrosa al punto giusto.

Il giorno 12 giugno apprendo da remoto (notifica via mail, io sono a Roma con la mia famiglia) che sono stata RIMOSSA da amministratore di tutte le pagine Facebook del gruppo. “Si salva” solo una pagina, per un’evidente dimenticanza da parte loro.

Poi è arrivata anche la rimozione tardiva da quest’ultima, un mese fa.

Il giorno 15 giugno NON ACCEDO PIU’ alla mia mail (sono regolarmente in ufficio) perché la password della mia e-mail personale è stata modificata!

Non posso più leggere la mia posta né avere accesso al mio indirizzario in Outlook; in compenso, la legge la figlia del titolare.

Lo so per certo perché lei stessa mi chiede più volte la collocazione fisica di certe informazioni in Outlook, e so che dal suo computer accede sia alla mia posta sia alla sua personale.

Non posso salutare adeguatamente i miei contatti in via ufficiale, non viene data nessuna spiegazione né alla stampa né agli altri interlocutori.

Non ho prove che sia mai stato usato il mio indirizzo per scrivere a mio nome o per mio conto, c’è comunque un passo falso NON DA POCO di cui tener conto: in data 19 giugno, quando la trattativa non è ancora chiusa, la sig.na scrive alla rappresentante di un ente di Treviso: “Purtroppo A. non collabora più con noi, quindi le chiedo gentilmente di inviare a me le future comunicazioni”.

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Cosa? Grande calma.

È la stessa rappresentante, con cui ho sempre intrattenuto ottimi rapporti professionali, a informarmene, e a girarmi la mail al mio indirizzo personale, allarmata, non avendomi più sentita né avendo ricevuto da parte mia o da parte loro alcuna comunicazione ufficiale.

Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, approfondire questo argomento della mail. E poter fare tutti i controlli, anche tecnici, del caso.

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Parola d’ordine: sabotaggio. Quando ti privano degli strumenti del tuo lavoro.
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