stipendi

Gli stipendi non crescono

Gli stipendi non crescono?

Beh nel mio caso personale non solo non crescono, ma addirittura diminuiscono.

Perché?

Perché l’Italia è un paese svuotato.

Negli ultimi – almeno – 20 anni si è parlato di PNRR transizione ecologica (addirittura con un ministero!) internazionalizzazione delocalizzazione digitalizzazione industria 4.0 (che roba è?) formazione 4.0 start up piattaforme bonus 110 incentivi e bandi a fondo perduto o diretto al fornitore di servizio o finanziamento in parte a fondo perduto in parte a tasso agevolato innovazione tecnologica (boh) innovazione della strategia dell’organizzazione (ancora boh) politiche di sostenibilità efficientamento energetico automatizzazione dei processi aziendali aumento delle competenze digitali reddito di cittadinanza quota cento e poi i vari MISE FSE POR FESR GAL Regione ecc. e relative società di “consulenza aziendale” che prosperano felici.

Beh a fare gli acronimi siamo bravi, non c’è che dire. Con bellissimi clic day dedicati in cui se non ti viene un infarto è già tanto.

Di tutto questo gran parlare non è rimasto NULLA che abbia creato valore ed economia vera.

Abbiamo svuotato settori strategici che erano il fiore all’occhiello dell’Italia:

in ordine cronologico, non di importanza

Agricoltura

Alimentare

Automotive

Impiantistica

Manifattura (tessile, abbigliamento, calzature)

Meccanica

Turismo

 

Gli stipendi DI MERDA sono la conseguenza di una cultura del lavoro e di politiche del lavoro che semplicemente non ci sono. Non esistono.

L’immobilismo dei mille mila tavoli di lavoro del governo è stupefacente.

Abbiamo un problema enorme di ampiezza del cuneo fiscale (distanza tra lordo e netto): 10 punti sopra la media europea.

L’IRPEF ha aliquote troppo alte e pagate da troppo pochi italiani.

Il lavoro è l’ambito dell’economia più tassato. 

Crescono gli inattivi e i contratti atipici.

Invece il primo obiettivo sarebbe generare produttività.

Il secondo rivoluzionare (non cambiare) i sistemi di inquadramento professionale.

In Italia la professionalità non si valorizza, e men che meno si paga. Un problema culturale prima di tutto.

L’imprenditore medio italiano (= tutti gli imprenditori?) considera il personale solo come un costo, non come un investimento e una risorsa.

Quando ha risorse finanziarie da investire lo fa sugli impianti e non di certo sul capitale umano.

I guadagni vanno a remunerare a livello personale titolari, amministratori (delegati e non), manager e responsabili.

E poi sono bravi, bravissimi a nascondere la polvere sotto il divano.

L’istruzione umiliata.

Le capacità personali svilite.

Ma proprio neanche prese in considerazione.

Guardo il collega fare un ritratto a mano libera e mi viene il magone.

Guardo mio marito correre come uno schiavo tutto il giorno, prostrarsi alle richieste più idiote, e mi viene ancora più il magone.

 

E intanto la povertà è diventata democratica, accessibile a tutti. La politica nulla ha fatto e nulla fa: stava, e sta, festeggiando solo se stessa.

I poveri danno fastidio, disturbano, non piacciono. E lo siamo tutti, sempre di più.

Cioè: noi lavoriamo tutti e due, ma … chi è da solo? Chi non lavora proprio? Chi è malato e ha altre cragne?

 

Cosa volete … analisi di una semplice sottoposta … inferiore …

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