smart working

Lo smart working non ti rende smart, ma solo pazz

La pandemia e la conseguente riorganizzazione del lavoro in smart working ha accentuato ancora di più le disparità professionali di genere, invece che annullarle e livellarle. Insomma, se sei donna, non sei smart. E se sei in smart working, diventi pazz! E ti girano, e ti girano…

 

Le donne sono state le più oberate, c’è poco da dire. Senza parlare delle povere anime che hanno perso il lavoro. Già smart working è una chimera: anche per me che mi occupo di ufficio stampa, comunicazione e social e potrei fare tranquillamente tutto da remoto. Non è neanche vagamente percorribile come idea. Vogliono vederti in ufficio, non c’è niente da fare.

 

Ma per chi l’ha avuto davvero, anche senza implicare fiducia, responsabilizzazione ed autonomia (i dati dicono 8 milioni, mah…), si è trattato di una corsa a ostacoli tra videochiamate – mail di lavoro – compiti dei bambini – dirette varie con le maestre – cura della casa – fai da mangiare – lava i piatti – fai ancora da mangiare – chat con le altre mamme – la password! dove ho messo la password? – la frazione si fa così – sì ti spiego io i verbi – colora quel cavolo di disegno, ma bene! dentro gli spazi! – amore leggi un po’, non sei più capace di leggere – per che ora sono da mandare le schede alla maestra? – mamma la connessione non va! – TG apocalittici, mi viene il magone – vorrei andare a fare una camminata o un giro in bici ma non posso – non mi va di andare a fare la spesa perché mi devo bardare come un cavaliere ma abbiamo la dispensa vuota, devo – che si mangia stasera? – il computer è mioooooooo (in casa ci scambiavamo il Mac, il tablet, i cellulari e gli auricolari come se non ci fosse un domani, dalle 7 di mattina alle 10 di sera. Wi-fi nostro, of course).

 

Insomma, anche dietro lo smart working serio, ben fatto, retribuito, ci sono delle trappole dietro:

  1. La clausura amplifica lo sclero, c’è poco da fare
  2. Il tempo libero serve a poco se non è sincronizzato con quello dei familiari
  3. Perdi il contatto con il team e la forza che ti da’. Va bene per chi ha impieghi creativi o individualisti, come il web designer o il traduttore, ma non va bene per chi ha bisogno di continui feedback e non si accontenta di interagire via mail o via chat
  4. Vieni continuamente distratto dai piccoli, e sei costretta a continue acrobazie tra scrivania – famiglia – casa
  5. Cellulari e tablet ti rendono reperibile 24 ore su 24: ci vuole autocontrollo, bisogna mettere dei paletti. Altrimenti rischi di essere sempre connessa

 

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