silenzio

Dopo la pazienza, il silenzio è la virtù dei forti

Ne ho lette di ogni in questi ultimi mesi.

Anche prima, a dire la verità, ma quelle degli ultimi mesi hanno veramente superato ogni mia aspettativa.

Cosa ho scelto? Con sommo e immane sacrificio, perché mi prudeva proprio il culo dalla voglia matta di scriverne quattro e mi sono dovuta mordere le labbra e legare le dita delle mani?

Il silenzio.

Dopo la pazienza, il silenzio è la virtù dei forti.

Rimanere in silenzio non significa solo stare zitti.

Non significa rinunciare.

Significa lasciar cadere, ignorare. Una delle armi più potenti che esistano. E daje di metafora bellica.

L’assenza di parole trasmette molto di più di quanto pensiamo.

E ci costringe a riflettere, anche sui nostri errori! A fare autocritica.

Parlando e interagendo con le persone siamo infatti portati a mostrare solo la parte migliore di noi, fingendo e credendo alle nostre stesse bugie.

Invece – come sempre lo dico in primis a me stessa – è stupido e inutile dover sforzarsi di piacere per forza a tutti e mostrarsi per ciò che non si è. 

L’autenticità è la cosa più bella di tutte.

 

Però…però…quanto è difficile…quanto pesa…

Perché l’aspetto fondamentale dei social è proprio il loro essere intrinsecamente social: sono flussi di conversazioni. Purtroppo non sempre le conversazioni vanno come dovrebbero andare. Spesso l’argomento di discussione è l’azienda, o il brand, o le risorse che in essa lavorano/lavoravano.

Uno:

come sempre lo dico più a me stessa

Dicevo uno: non sempre una risposta è necessaria.

Due: il rumore, tanto rumore, troppo rumore, non dimostra nulla.

Tre: delle supercazzole motivazionali e di successo soldi prestigio riconoscimento sociale piedistalli cornici premi e cotillon tavoli presidenziali in radica non me ne faccio nulla. Preferisco semplici esercizi di realismo, gesti semplici e parole semplici.

Quattro: ciò che sembra può non essere vero. Ci avete mai pensato?

Cinque: essere grata per quello che ho avuto e per quello che ho adesso è un preciso dovere. Le ultime generazioni si sono fondate più sulla pretesa che sulla fatica, e questo non va bene. Ricevere senza dare non è la strada più furba. E non fa parte di me.

Sei: il commento negativo da aspirante commediante, che non vuole ottenere informazioni o fare critiche costruttive ma solo denigrare o mettere in cattiva luce, è il peggiore. E se riscuote un discreto successo è anche peggio.

 

Ergo: dopo la pazienza, il silenzio è la virtù dei forti. 

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