Chi critica e chi fa

Ci sono molti tipi umani in un’azienda, grande o piccola che sia. In genere sono ascrivibili a due categorie: chi critica e chi fa.

Rimandare sistematicamente è un modo per evitare di fare. Chi non fa è, assai spesso, uno che critica, ossia sta a guardare quello che gli altri fanno e si gonfia del proprio illuminato parere sul loro operato. E’ facile criticare, ma agire costa fatica, esige che si corrano dei rischi e che si vada incontro a mutamenti, esige che ci si esponga, che si spenda del tempo, che si facciano molti tentativi prima di arrivare all’ottimo.

 

Delegare agli altri è un altro modo per evitare di fare. La persona che fa molto, sbaglia molto; la persona che fa poco, sbaglia poco. Ma … appunto … fa poco, quasi niente. Teniamolo bene a mente.

Un insegnamento chiave della mia vita, che ricordo come se fosse ieri, viene dalla mia vita di giovane studentessa del liceo, che d’estate andava a lavorare in un negozio di frutta e verdura del centro. Un giorno, di ritorno da una gita con i miei genitori e i miei fratelli in cui eravamo rientrati alle 4 del mattino, stanchi morti, mi sono presentata là alle 7.30 come sempre. Ero morta, non connettevo, mi muovevo come un automa, dopo sì e no 2 ore di sonno, e insomma non ho tardato a combinare un bel guaio: il grembiule si è impigliato a una cassettina piena di cestini di fragole, che sono volate tutte sul pavimento. Il titolare dell’epoca, che non brillava certo per simpatia, mi ha aiutato a raccogliere tutto e mi ha detto, testuali parole: “Ricordati: chi fa tanto, qualche volta sbaglia. E’ chi non fa niente che non sbaglia mai”.

Chi ha buone mappe mentali ha più risposte degli altri; ma la vera chiave sta nell’essere umili, non solo nell’avere la mente aperta. “Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. L’umiltà è la base di ogni vera grandezza”. Insomma, non so se si è capito, mi piacciono le persone che, per brillare, non spengono nessuno.

 

Fingere ad arte è un altro modo per evitare di fare. Inutile, come già esplicitato nell’articolo precedente, inscenare un finto lavoro di squadra per compiacere la proprietà e giustificare la propria presenza in ufficio. Facendo fare tutto ad altri, peraltro, vedi punto precedente. Perché qualcuno ci casca…e in effetti ci è cascato…

 

Spettegolare e perdere tempo in cose inutili ed effimere e per niente produttive è un altro modo di perdere amabilmente tempo durante l’orario di lavoro. Ma pensateci bene: la nostra identità e integrità deve essere preservata dalla negatività. No grazie alle contaminazioni delle persone negative, lamentose, false, dedite al pettegolezzo, doppiogiochiste.

 

Preferisco, sempre, volare bassa, avere un’indole onesta, coerente, autentica. Tranquilla. Sottotono. Perché non andrò MAI da un titolare a vantarmi di aver fatto questo o quell’altro, o a lamentarmi di un collega. Non potrei competere: in questo altri sono maestri. Chi sparge negatività non ha mai ottenuto la vera amicizia da parte delle persone che la circondano.

Le diffamazioni, le critiche e le condotte scorrette mostrano solo il lato debole della sua personalità.

Non basta la competenza (che è già tanto eh???? per carità): la nostra prestazione tecnica deve essere accompagnata sempre da valori etici corretti nei confronti di colleghi, clienti e del settore professionale al quale apparteniamo.

 

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