Ci si rassegna, non si denuncia, e si aspetta

La Svezia è la prima nazione ad aver adottato una normativa che riconosca il mobbing come malattia professionale.

In Germania i danni del mobbing rientrano nella casistica delle malattie professionali.

In Spagna la situazione è simile a quella italiana: spetta al ricorrente dimostrare il collegamento del disagio lavorativo al danno biologico.

Ma non tutte le vittime dispongono delle risorse, anche economiche, necessarie per arrivare a tanto. E quindi in genere ci si rassegna, e non si denuncia.

In Francia spetta all’aggressore chiamato in causa dimostrare la propria estraneità al fatti.

Quanto siamo indietro in Italia, quanto siamo fermi! Su aspetti di prim’ordine, che stanno alle fondamenta stesse della società civile: la famiglia, il diritto al lavoro, la condizione femminile.

A me serve scrivere: mettere per iscritto le delusioni, i pianti, i dubbi, le verità, gli affanni sul blog è come togliere tanti chiodi conficcati dentro. Il blog mi spinge ad aprire cancelli oltre i quali osservare, ascoltare, imparare e fare tesoro del messaggio che ogni incontro, ogni emozione, ogni persona lascia.

Intanto aspetto: aspetto gli sviluppi della vicenda. Aspetto: le donne sono geneticamente predisposte per l’attesa. Aspetto la relazione della psicologa (sì, pure quella), aspetto le indicazioni dell’avvocato. Aspetto la visita dal gastroenterologo, quella che mi fa più paura, per un problema piuttosto serio che non si risolve.

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Intanto mi godo il mio diritto sacrosanto a vivere in pace, lavorare in pace, ribellarmi e non per questo essere annientata.

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