Piangere

La vulnerabilità: perdere il posto via whatsapp, mail, messaggio

La vulnerabilità. Condizione umana a tutti i livelli, sì.

Oggi, 14.12.2021, nei 40 minuti che avevo a disposizione per pranzo, ho fatto in tempo:

  • ad andare a prendere a scuola mio figlio piccolo e mio nipote
  • a portarli da mia suocera
  • a sedermi a tavola dove il mio santo marito mi aveva già preparato la pasta
  • a guardare la TV e … piangere.

Coprendomi gli occhi con una salvietta facendo finta di pulirmi la bocca.

Sì perché in un programma tal dei tali pre TG parlavano dei licenziamenti coatti di Jesi, un esempio tra tanti; intervistavano gli operai in presidio, e uno di loro, mascherina rossa, diceva con gli occhi stralunati: “Ci ridiano il sonno, perché non riusciamo più a dormire”.

Ed eccomi ripiombata nel mio limbo spazio – temporale di 4 anni fa.

E’ tanto chiedere a Natale un po’ di serenità, un po’ di sonno? 

270 persone a casa.

Io ero da sola, in quel momento, a perdere il lavoro. Altre persone hanno affrontato lo stesso calvario dopo di me. Il sonno e la serenità le ho perse per mesi.

Forse una parte di serenità per sempre.

E’ come quando non pensi di dover morire, tu che sei piccolo e giovane e che hai tante cose da fare, ma poi capisci, dopo aver perso persone care accanto a te che anche loro non dovevano andarsene, che anche a te toccherà. Ed è come quando pensi che tu il lavoro non lo perderai mai. Perché sei brava, perché ti comporti bene, perché l’azienda è sana, perché sai fare bene il tuo lavoro, perché sei apprezzata per le tue doti umane. 

Ma poi lo perdi: sì, è toccato anche a te.

Oggi purtroppo il sentimento dominante è la vulnerabilità della propria condizione. La vulnerabilità porta con sé la paura. Paura di perdere quel poco che è rimasto con il rischio che scoppi una guerra tra poveri.

La solidarietà che si respirava in passato si è trasformata in rivalità tra colleghi, in diffidenza. La mancanza di lavoro porta con sé l’assenza di libertà materiale: così si spezzano quei preziosi legami sociali capaci di unire le persone per contrastare le prevaricazioni. 

Il risultato è luminosamente abbagliante e sotto gli occhi di tutti: la compressione generalizzata dei diritti del lavoratore. 

Vissuta come una cosa normale.

Invece difendere chi non ha parole, o non ne ha più, è (dovrebbe essere) sacrosanto.

Verso gli altri abbiamo responsabilità. Verso la comunità abbiamo responsabilità.  

 

Articolo creato 225

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto