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New York City: il mio viaggio premio post mobbing

Il viaggio ha un potenziale terapeutico potenzialmente infinito e influenza potentemente il nostro stato fisico e psichico. Il mio viaggio a New York City, in particolare, ha rappresentato il mio viaggio premio post mobbing.

Il viaggio è uno stimolo: per qualche giorno si abbandonano le abitudini, si affronta un percorso più o meno lungo per raggiungere la meta, si arriva in un luogo nuovo, dove ci si deve adattare a lingua clima fuso luce temperatura moneta colori profumi sapori ecc. Si cambiano orari, si incontrano persone nuove, ci si deve misurare con se stessi e con le proprie paure – dubbi – incertezze – insicurezze.

Ma soprattutto è gioia, emozione, superamento, novità, scoperta. Anche rinascita, come nel mio caso; e ti mette sempre a nudo, dicendo molto di te, del tuo modo di essere e di essere stata. E ti apre tante caselline in testa.

Un viaggio, si dice, lo vivi 3 volte: quando lo sogni e lo prepari, quando lo vivi, quando lo ricordi.

Questo viaggio in particolare è per me un punto fermo da mettere a una vicenda dolorosissima. Superata ma non dimenticata. Un inno alla vita, alla bellezza, alla gioia, alla ritrovata fiducia. Un regalo che ho voluto fare a me in primis e alla mia famiglia: la cosa più importante che ho. Che c’è sempre stata. Che mi ha dato coraggio, forza, una spalla su cui piangere, un braccio a cui appoggiarmi.

Perché questo viaggio fa parte della mia triste vicenda. E’ stato un modo per dire no, e per dire anche: si può fare, ci si può rialzare. E si può ottenere quello che ci spettava fin dall’inizio.

NYC, con i suoi oltre 8 milioni di abitanti e i suoi orizzonti sterminati, è un luogo inesauribile: un labirinto di strade, grattacieli, quartieri, musei, fumo (sì quello dei film!), lusso, povertà, frenesia, disperazione, baracchini, code, piazze, alberi di natale, piste di pattinaggio, mercatini. Tutto di tutto. E gente. Gente ovunque. Mai vista tanta gente in vita mia.

Nessuna notte urbana è come la notte a NYC. Un deserto di ferro, acciaio e cemento, che è una bellissima, complicatissima penisola (parlo di Manhattan, che è enorme ma è solo una minima parte di quello che puoi goderti oltreoceano).

Non elencherò quello che abbiamo visto, ho già gli occhi proiettati a quello che non siamo riusciti a vedere: Ellis Island, il MET (AAAHHH!!!!! SACRILEGIO!!!!), Wall Street, la Federal Reserve, qualche birreria storica tipo la Brooklyn Brewery, la NY Public Library, la Promenade sull’East River, lo zoo del Bronx, Harlem, il Queens, St. Patrick’s Cathedral, St. John The Divine, salire su The Vessel, la funivia per Roosvelt Island, il Guggenheim, l’atrio del Chrysler Building, l’Hotel Plaza, il NY Transit Museum…ecc. ecc.

Mio marito ha detto che non mi sono emozionata più di tanto perché sotto non ho trovato scavi, né tracce di passato veramente passato, ma solo la metropolitana! Certo, non era il nostro sogno nel cassetto (non lo è mai stato), ma sicuramente non lascia indifferenti. C’è davvero tantissimo da marciare, la vacanza può essere definita proprio ginnica, e c’è tanto, tantissimo da spendere. Il mangiare è una cosa assurda!!! Poi in 4…

Non me ne sono innamorata. Non mi sono emozionata. Neanche davanti alla Statua della Libertà.

Eppure ci tornerei domani. Stasera stessa. Per assaggiare un altro po’ della Grande Mela.

Al prossimo viaggio potrei fare solo MET…chissà…

 

Foto rigorosamente mia scattata dal traghetto per Staten Island, in una tersa, stupenda e freddissima mattina di sole di dicembre. 

 

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2 commenti su “New York City: il mio viaggio premio post mobbing

  1. Bentornata!
    Sui viaggi post mobbing, o comunque post licenziamento in generale, si potrebbe scrivere un libro. E’ proprio come dici tu, “un punto fermo da mettere ad una vicenda dolorosa”, perché anche un licenziamento spesso è vissuto come un “tradimento”, anche se non si è subito mobbing. Io ne ho già due alle spalle nella mia carriera lavorativa, ed ad entrambi è seguito un lungo viaggio con la famiglia. Anche dopo tanti anni rimane più il ricordo del viaggio che quello del licenziamento, è un pò come una rivincita dopo un torto subito.
    Quest’anno siamo stati tra Roma, Lazio e Campania ed abbiamo visitato ben 3 Parchi Divertimenti, le mie bambine hanno gradito moltissimo ed io e mia moglie insieme a loro. A volte penso che non sia troppo male ogni tot anni prendersi una bella pausa, anche involontaria (spesso siamo troppo presi dal lavoro per prendercela volontariamente). Buon inizio d’Anno!

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