Ho avuto modo di conoscere, in questo momento di emergenza, la cassa integrazione, che non avevo mai sperimentato nella mia vita.
La cassa integrazione, che pagano tutti i cittadini, viene usata furbescamente dalla maggior pare degli imprenditori che così riducono i costi mantenendo le persone in forza.
Un modo di fare che viene giustificato da un circolo vizioso, secondo me e secondo altre fonti interessanti e condivisibili al 100%.
L’imprenditore che viene schiacciato dallo stato cerca ogni mezzo per fregare lo stato, spesso sulle spalle del collaboratore che ha bisogno di un lavoro ma che alla prima occasione cercherà di fregare l’imprenditore.
Un gioco a chi è più furbo dove tutti … rimangono invischiati. E dove perdiamo tutti. Un vero e proprio circolo vizioso.
Tradotto: ho lavorato in un modo disumano durante la mia cassa integrazione in deroga da Covid-19. Disumano non per il monte ore (comunque notevole!!!), nel senso che sono abituata a lavorare e a non lamentarmi e ad assecondare il più possibile le esigenze di chi “sta sopra di me”, ma per la capacità dei datori di lavoro di insinuarsi con le loro richieste più assurde e le loro chat e i loro litigi e le loro incomprensioni in ogni momento della mattina del pranzo del pomeriggio della sera dei festivi delle domeniche dei sabati sera tra compiti live disegni lavoretti interrogazioni spiegazioni di grammatica inglese matematica geometria pulizie cucina passeggiate clandestine e solitarie coccole al mio cane e alla mia gatta.
Tutto questo non è umano. Ci chiedete troppo, ancora una volta. Intendo a noi mamme. A noi donne. A noi impiegate. A noi “inferiori”, per dirlo alla Fantozzi.
E per cosa? Un assegno di cassa integrazione in deroga di 400 euro? Ovviamente le ore lavorate da casa avevano la busta paga ordinaria. Sì…altri pochi euro.
Ma che…scherzate?
Va bene tutto, ma io non faccio un lavoro ordinario. Io ho una laurea (e un master). Non lo dico neanche. Io creo valore in azienda.
Se volevate smontarmi oggi ci siete proprio riusciti. Alla grande.
Ma prendetevi una stagista (con tutto il rispetto per le stagiste eh??? Lo sono stata anch’io, e ne seguo assiduamente una che mi fa impazzire per ironia e arguzia, la bravissima Doduck), una figlia momentaneamente disoccupata, che vi fa dei post fighi vuoti di senso ma fighi, non sa gestire una strategia complessiva, scrive dei testi di merda copiati qua e là, ma costa poco. Oppure fate fare a chi c’è già, e che puntualmente si immischia in cose non sue avanzando chissà quali pretese di competenza.
Ma che ci sto a fare io? Che ci sto a fare?
Signore dammi la forza…
Qual è il problema? È che, invece di passarci amabilmente sopra, sprofondo in un momento di autocoscienza e autofustigazione. Sicuramente ho sbagliato qualcosa, quel giorno dovevo rispondere diversamente, il mio lavoro (come produzione finale) fa schifo, potrei fare meglio, forse non ho capito bene, forse mi comporto in modo non molto servile, dovrei essere più accondiscendente…ecc.
A spalle larghe non sto messa molto bene.
Io alla prossima pandemia, se non muoio, me ne sto sul divano a guardarmi le doppie punte. Così è più chiaro?

