Il tema del “divenire vecchie/i” “essere vecchie/i” mi ha sempre affascinata, se non proprio interessata.
Essendo di natura libera e nomade mi sono infatti ben presto accorta che la vecchiaia è uno stato mentale, non anagrafico, per cui avevo amici coetanei che a 30 anni erano vecchissimi di testa e noiosi, e “vecchi” veri pimpanti e trasgressivi.
Una volta, ai tempi dei nostri nonni (ma anche dei nostri padri) le fasce di età erano molto più nette rispetto ad oggi. A 20 anni si era già ampiamente considerati adulti. Sempre attorno a quell’età era pressoché obbligatorio (almeno per le donne) sposarsi e fare figli. Per ritrovarsi poi a 35 anni con figli già grandicelli. A 50 anni, senza mezzi termini, ci si considerava già “vecchi”, se mi passate il termine poco gentile ma decisamente schietto.
E oggi? Oggi i vent’anni non sono che l’appendice dell’adolescenza, si va all’università, si resta a vivere con i genitori vuoi per motivi di comodità, vuoi per scarsa disponibilità economica. A sposarsi e fare figli non si pensa nemmeno (tranne rari casi), a trovare un lavoro magari sì, anche se la crisi crea grosse difficoltà e si finisce per vedersi appioppare il poco lusinghiero appellativo di bamboccioni.
Insomma l’età dell’autosufficienza totale si alza sempre di più, e anche quando autosufficienti lo si è diventati, si tende sempre a restare ancora un po’ nel mondo di Peter Pan, continuando a dedicarsi a divertimenti, uscite, discoteche, storie sentimentali palesemente senza domani. Non che ci sia nulla di male in ciò. Fatto sta che la giovinezza (vera o presunta) è diventata più duratura, e tutti quelli che sono tra i 20 e i 30 anni sembrano non accorgersi del tempo che passa e della vita che cambia impostazione e punti di riferimento.
Se siete persone sensate vi godrete l’età che avete, anche se un brivido di malinconia vi è concesso ogni volta che la pischella con lo zaino pieno di portachiavi e peluchetti o la commessa vi dà del lei, al bar o al negozio.
Ma come … avete appena finito la scuola! Saranno passati pochi anni! Quanti?
Sento ancora il profumo del gesso, il fracasso delle sedie mosse tutte insieme alla campanella, il peso immenso dello studio e la gioia dirompente della maturità.
Mi ricordo benissimo il primo bacio … ma quando sarà stato? Poco tempo fa!
E poi, come direbbe qualsiasi saggio zen: la vera età di ognuno è quella interiore, e non è mai troppo tardi per essere orgogliosi di se stessi.
Si diventa vecchi quando si smette di essere curiosi e pronti a stupirsi, preferendo soffermarsi sui ricordi invece che sui desideri. In questo senso la vecchiaia può arrivare a 20 o 30 anni e non arrivare a 80 o 90.
Come posso invecchiare con tutte le cose che mi mancano ancora da fare!
Eccone alcune in ordine sparso:
- Leggere tutti i libri esistenti/pubblicati nel mondo
- Scriverne uno, ovviamente. Almeno uno.
- Girare il mondo, il più possibile
- Nuotare insieme ai delfini
- Stare all’interno della Grande Piramide
- Vedere l’aurora boreale
- Salire a piedi sulla Torre di Pisa
- Coltivare e mangiare le verdure del mio orto
- Toccare un iceberg
- Volare in mongolfiera
- Vedere una pioggia di meteoriti
- Fumare erba
- Tenere in braccio un agnellino appena nato
- Vincere alla lotteria
- Vedere le balene
- Mungere una mucca
- Stare a letto a leggere un giorno intero senza essere malata
- Essere invisibile
- Vedere la Grande Muraglia Cinese
- Fare un giro in gondola a Venezia
- Imparare a suonare la batteria
- Fare almeno una crociera
- Imparare a parlare lo spagnolo
- Girare in bici un intero paese straniero
- Scoprire qualcosa di importante sui miei antenati
- Seguire l’intero tour dei Foo Fighters nel mondo
- Traslocare e vivere all’estero
- Fare una dieta che funzioni nel lungo periodo
- Accarezzare un animale di cui ho paura
- Stare nella cabina di pilotaggio di un aereo
- Far nascere un vitellino
- Partecipare a un safari in Africa
- Rileggere tutta l’Iliade e tutta l’Odissea in greco
- Tuffarmi da almeno 10 metri
- Imparare a giocare a briscola
- Imparare a fare il cubo di Rubik in poche mosse
- (sulla scuola ne ho un’infinità, se si potesse tornare indietro): essere sospesa, andare in marina, copiare una versione da un altro, avere una storiella ogni estate ogni volta con uno diverso
- Cantare con Cesare Cremonini sul palco

