Se mi chiedeste di tornare a scuola domani, mi farei lo zaino, preparerei la merenda e sarei pronta.
Ormai più di qualche mese fa ho accompagnato la mia bambina ehm ragazza a scuole aperte.
Il mio liceo.
OK segue un indirizzo diverso ma la scuola è quella.
Certo arricchita di laboratori, Erasmus, inglese, le presentazioni fighe dei corsi e delle materie … tutte cose che noi negli anni ’80 – ’90 ci sognavamo.
Ma gli sguardi vividi, la tensione nervosa nelle mani, la testa alta e fiera, l’emozione, la vita pulsante che si respira dentro: sono gli stessi.
Il momento Amarcord super Amarcord più di tutti è stato scoprire, all’ingresso della biblioteca di istituto, la targa in memoria del mio amatissimo professore di greco. Quante battaglie in classe, quanti battibecchi. Lui secco come un bastone, sempre impeccabile in giacca e cravatta, la voce roca e la pelle resa grigia dalle migliaia di sigarette che si fumava. Quando ci annunciava la prova oggettiva a sorpresa erano lanci di invettive e mezze rivolte: ma quanto rispetto c’era in quegli scambi ad alta voce e in quei gesti di stizza.
Che ricordi. Un insegnante che non riempiva teste, ma accendeva fuochi.
Come gli altri – direi tutti, tranne matematica – che ho avuto.
Una cosa che Google o YouTube o Wikipedia o ChatGPT non potranno mai fare:
gettare uno sguardo vivido e onesto in avanti e insegnare a guardare non al qui e ora, hic et nunc, ma al domani, alla globalità, alla complessità. Insegnare a imparare.
Della serie “io correrò con voi”. Un educarsi a vicenda.
Insomma, sono tornata a casa con il sorriso stampato in faccia e con la pace nel cuore.
Tornare indietro e rivivere un po’ di storia, della mia storia, non sarebbe affatto male.
Nulla più è stato mai come allora.

