Testimonianza di mobbing

Testimonianza di mobbing numero 2

Ospito oggi sul blog la storia di un “amico di mobbing” che non conosco, non ho mai incontrato, ma che mi segue assiduamente e che condivide con me un pezzo di storia triste. E un pezzo di frequentazione forzata di persone pessime.

Nuovi imprenditori e vecchi vizi: il mobbing come strumento di potere

 

“Cara A., recentemente è venuto a mancare all’età di 88 anni il mio primo datore di lavoro, un imprenditore vecchia maniera, Cavaliere del lavoro, serio e distinto, che ha portato la piccola officina meccanica del padre alla dimensione di azienda multinazionale con oltre 100 dipendenti e clienti in tutto il mondo. Rimane per me il modello ideale di imprenditore, che considera l’azienda la sua famiglia e tutti i dipendenti come figli, improntando i rapporti prima di tutto sul rispetto reciproco.

Purtroppo ho l’impressione che sia una specie in via di  estinzione: tutti gli imprenditori per i quali ho lavorato negli ultimi 15 anni appartengono alla categoria “figli di papà”, ed hanno solo sfruttato una posizione privilegiata acquisita per via ereditaria. Riporto solo l’esperienza appena conclusa, perché in pochi anni mi ha consentito di osservare i  peggiori comportamenti assunti sul luogo di lavoro da proprietari, dirigenti e dipendenti, il tutto mosso da un istinto di sopravvivenza che porta a sopprimere lo spirito di solidarietà ed il rispetto reciproco.

E’ stata un’esperienza lavorativa certamente negativa sotto molti aspetti, ma che negli ultimi mesi ho compreso essere stata comunque formativa. Ho imparato infatti il significato della parola “resilienza”, che anche tu hai sperimentato.

Nel mio caso, insieme ad altri colleghi e soprattutto colleghe, madri come te, abbiamo resistito oltre 11 mesi senza stipendio nella speranza che il Proprietario, che negli ultimi 2 anni ha sperperato tutta la liquidità della Società, riesca a trovare un acquirente. In caso contrario entro pochi mesi si prospetta il fallimento.

L’AD, che è il responsabile della crisi aziendale, da oltre un anno ha pensato bene di eliminare i dipendenti che hanno osato criticare le sue decisioni scellerate, adottando nei loro confronti un atteggiamento “pessimo” come i tuoi ex datori di lavoro.

Isolamento, demansionamento, sovrapposizione di incarichi, sostituzione con colleghi incapaci, tutte cose che hai sperimentato.

Alla fine ho compreso che per le vie legali non avrei ottenuto nulla, se avessi denunciato il mobbing, pertanto ho resistito adottando un’altra strategia. Ho perseguito nel compimento del mio dovere di dipendente modello, eseguendo anche i lavori non richiesti, ma evidenziando agli occhi degli altri l’inadeguatezza dell’Amministratore. Alla fine è stato lui a fuggire, a nascondersi dalla mia vista, sentendosi un subdolo incapace, e a tramare alle mie spalle aspettando un mio passo falso per licenziarmi. Alla fine l’ho portato all’esasperazione e ha accettato di “concedermi” quello che mi spetta di diritto (retribuzioni arretrate e TFR) a condizione che accettassi il licenziamento senza opporre resistenza.

Dal punto di vista economico perdo sicuramente qualcosa, a parte che mi ritrovo a 40 anni passati a dover cercare un nuovo lavoro, tra l’altro in Sicilia e con moglie e 2 figlie piccole che non vorrei spostare in un’altra città, però ho capito che quando un ambiente di lavoro inizia a diventare tossico è necessario lasciarlo, per il proprio benessere fisico e mentale.

Ho lasciato tutto quello che ho costruito negli ultimi  anni, tutto quello che ha realizzato l’Azienda porta la mia firma ed è frutto delle mie passioni, però la salute e la libertà non hanno prezzo.

Ora lavoro come ingegnere libero professionista, guadagno di meno ma sono ritornato libero di scegliere con chi lavorare. Magari tornerò nuovamente a prestare la mia opera come dipendente, ma cercherò di privilegiare i rapporti basati sulla correttezza e sul rispetto piuttosto che il lato puramente economico.

Mi dispiace solo per le mie colleghe che sono rimaste incastrate nel precedente rapporto, costrette a cedere ai ricatti, non avendo le mie stesse possibilità di trovare un altro lavoro, spero che presto anche per loro si presenti una buona occasione di cambiare aria!”

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