Ho fallito ma con dignità

Il Professore paladino di giustizia?

Pensavo proprio che il Professore fosse paladino di giustizia. Ci ero andata con mille speranze, mille attese, mille appunti per parlare di mobbing e di straining, le sue materie “del cuore”.

L’ho incontrato a Bologna martedì 19 marzo, giorno della festa del papà.

Avevo letto la sua bibliografia, il suo profilo, sapevo che la sua associazione era la numero 1 in Italia. Poi ho capito: la numero 1 perché è l’unica!

Perché? Perché sempre questa speranza, questa voglia di lottare che non scema mai, e questi riscontri così insussistenti sul piano pratico? Ti credo che le aziende sono legittimate a fare quello che vogliono, ti credo che agiscono impunite. Nessuno muove un dito nei confronti dei lavoratori. Adesso lo so: NESSUNO.

La sintesi dell’incontro con il Professore è questa:

  • le aziende non potrebbero comportarsi così, ma lo fanno: signora, accetti questo dato di fatto.
  • per parlare di straining ( = stress forzato sul posto di lavoro), il demansionamento, la marginalizzazione, o lo svuotamento di mansioni, che dir si voglia, devono durare almeno 6 mesi. E il mio è durato solo 4. Oplà. Salvi.
  • per parlare di straining ho una storia clinica troppo corta: 1 settimana di malattia? Che cos’è? Niente. Neanche una pastiglietta? Neanche un tentativo di suicidio?

Ha risposto al telefono 3 volte per cose sue private (l’uscita del suo ultimo libro) ridendo in modo sguaiato.

Mi ha fatto portare il mio Avvocato con tutto il nostro incartamento senza coinvolgerlo neanche marginalmente e facendolo attendere in sala d’attesa con mio marito, visto che il colloquio è stato solo privato. Io e lui.

Ha detto che la scelta se accettare o meno l’offerta è solo mia: io mi devo guardare allo specchio e capire cosa voglio davvero.

Ha detto che, se accetto l’offerta, posso andare a fare una bella vacanza con l’amante, perché con mio marito non sarebbe bella davvero.

 

Allora forse il mio ambiente di lavoro non era ostile? I miei datori di lavoro hanno preso qualche iniziativa per tutelarmi?

Lo straining è estremamente sottovalutato, in Italia la tutela dei lavoratori è così arretrata da non entrare neanche quasi nella giurisprudenza.

La condotta non è stata intenzionale? Non mi hanno creato un danno morale e biologico? Non ho raccolto puntualmente tutte le prove che potevo raccogliere? Non mi sono fatta forza e ho lottato con le unghie e con i denti, ma sempre con correttezza e dignità? Non basta. Non serve.

 

Accetto la mia sconfitta. O meglio: non la accetto: ne prendo atto.

La battaglia l’hanno vinta i falsi. Perché sono troppo furbi. L’onesto soccombe, perché persevera, nella pazienza e nella giustizia, ma ahimè è solo. E nessuno, tranne pochi illuminati, gli crede.

 

La parola che meglio descrive la mia vicenda è: vergogna. Non solo dei miei datori di lavoro, ma anche delle istituzioni, di chi dovrebbe tutelare, della politica, dello Stato e delle associazioni che nascono per tutelare, ma sono incapaci perfino di ascoltarti. Proprio un bel paladino di giustizia al contrario.

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