silenzio

Il silenzio usato come punizione

Il silenzio è una cosa sacrosanta, ma quando viene usato come punizione? Quante volte vi è capitato?

A me … hai voglia…

Soprattutto in ambito lavorativo eh!

Come vi raccontavo, mi è successo in entrambe le fasi di chiusura dei miei due ultimi lavori importanti.

Smettere di parlare a qualcuno è una strategia a cui molte persone ricorrono per “esprimere” rabbia, disapprovazione totale o per rimproverare.

Quanto è efficace questo metodo per superare un problema o affinché una persona cambi?

Perché scegliere di non parlare quando il rancore ti rode dentro?

Instaurare un dialogo con qualcuno non sempre è facile, soprattutto quando c’è di mezzo un conflitto, che sembra non avere alcuna soluzione. Tuttavia, se invece di affrontare direttamente l’argomento si sceglie di non rivolgere più la parola all’altro, si crea solo tensione aggiuntiva. Alla controversia irrisolta si aggiunge un limbo che può arrivare a essere un vero e proprio contenitore di veleno.

 

Chi lo fa non ha alcun interesse a risolvere il conflitto mediante il dialogo. In fondo, vuole che l’altro si sottometta al suo punto di vista, dunque utilizza il silenzio come punizione, affinché l’altro ceda. O si faccia infinite domande. E, alla fine, finisca per autocolpevolizzarsi.

In definitiva, si tratta di un atteggiamento infantile (“non sono più tuo amico, non ti parlo più”) e l’aspetto peggiore è che non porta a niente, se non a una mera gratificazione egoistica.

Son figo, son beo, son fotomodeo.

 

Perché punire con il silenzio?

Perché non dire quello che non va, invece di affidarsi al silenzio?

 

Smettere di parlare a qualcuno è un’aggressione

Un silenzio può avere una moltitudine di significati, alcuni dei quali davvero violenti. Smettere di parlare a qualcuno corrisponde ad assumere un comportamento passivo-aggressivo, cioè manipolatore e proprio di una personalità provocatoria e dominante, irrispettosa e colpevolizzante, risentita e noncurante. Confonde deliberatamente, causa equivoci che non risolve mai. La persona è perennemente arrabbiata e frustrata, o almeno instabile. 

Questo significa che sta attaccando l’altro, ma in modo implicito. La maggior parte delle volte, questo atteggiamento risulta altrettanto o addirittura più nocivo dell’aggressione diretta, perché il silenzio rappresenta un vuoto che può essere riempito da qualsiasi interpretazione.

Il silenzio aumenta la distanza. E la distanza non è solita essere un buon alleato per la comprensione o per restaurare legami rotti o danneggiati. Anzi aumenta ulteriormente il divario.

 

È raro che il silenzio attenui il conflitto di fondo o che ceda il passo alla sua risoluzione.

Si limita a occultarlo.

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