Il talento è quella capacità intellettiva o quell’abilità che ci porta a realizzare un’attività con particolare destrezza.
Quando diciamo a qualcuno che è talentuoso, quello che vogliamo dirgli è che è molto bravo a fare qualcosa e, inoltre, che lo vediamo appassionato e capace di mettercela tutta.
Etimologicamente deriva dal greco tàlanton, che significava piatto della bilancia, peso, somma di denaro – acquisendo prima il senso di inclinazione (nell’immagine dell’inclinazione della bilancia), e poi diffuso col pieno significato attuale attraverso la parabola evangelica dei talenti.
Il talento è dote.
È passato da valore monetario a valore personale.
È molto facile per le persone più grandi osservare i talenti innati. Ci sono bambini che non smettono di disegnare, altri di correre e saltare e ballare, altri di cantare, ad altri piace ammirare gli insetti, alcuni sono dei maghi a smontare i giocattoli e anche gli oggetti più complicati.
Il problema sorge quando queste abilità così “nostre” ci vengono proibite, perché non servono a niente, né al resto del mondo né a noi.
O almeno così ci dicono.
In effetti quando siamo piccoli crediamo ciecamente a tutto quello che ci dicono. Siamo esseri innocenti, con scarsa capacità di dire quello che vogliamo o non vogliamo fare della nostra vita e, alla fine, molti di noi finiscono nella trappola dell’imposizione culturale e sociale, perdendo la propria essenza.
La scuola per come la conosciamo fa parte di un sistema configurato con una specifica selezione tematica, comune a tutti i bambini. A scuola si svolgono dei compiti che valutano la capacità dei piccoli di realizzare qualcosa, qualcosa a cui forse non sono minimamente interessati. Questa filosofia, oltre ad essere molto ingiusta, è esperta nel falciare i talenti.
Quando un bambino è bravo a fare qualcosa che dalla società è considerato poco importante, come ad esempio la musica o la pittura, è raro che lo si incoraggi e lo si aiuti a migliorare.
È solo quando c’è qualcosa che non gli interessa o per cui non è portato che lo facciamo accompagnare da professori di sostegno o lo portiamo a “ripetizioni”. Non è forse assurdo?
“È per il tuo bene…”
È chiaro che sia gli educatori sia i genitori vogliono il meglio per i loro figli e che sono pieni di buone intenzioni. A volte, però, la paura che loro figlio non possa godere di un futuro promettente o che non possa diventare una persona di successo è così grande che non fanno altro che demotivare il bambino, inducendolo su un sentiero professionale che odierà.
Da adulti, oggi, molti di noi non sanno cosa amano e cosa non. Abbiamo impostato il pilota automatico; scuola elementare, scuola media, scuola superiore, università… E adesso? Quando è il momento di entrare nel mondo lavorativo ci rendiamo conto che quella cosa non fa per noi, che ci siamo formati in qualcosa in cui non eccelliamo o semplicemente che non ci piace quello che facciamo.
In teoria ci troviamo dove ci troviamo “per il nostro bene”, ma che ne è stato dei nostri sogni?
Li abbiamo scambiati per un posto fisso?
Se abbiamo la fortuna di renderci conto di tutto questo relativamente presto, forse da adulti possiamo porre rimedio e iniziare a sviluppare quei talenti che sono rimasti imprigionati nella nostra anima, ma che desiderano liberarsi.
Molte persone aspettano la pensione per ricominciare a fare le cose che facevano da piccole, quelle che spettinano loro lo spirito: vivere in mezzo alla natura, fare lavoretti manuali, imparare a suonare uno strumento, scrivere un libro ecc. Ma è un vero peccato che non ci si possa godere una vita intera facendo queste cose, per la mera paura di non riuscire a vivere una vita degna, come ci diceva quella vocina registrata dal nostro subconscio.
Coltivate il talento dei vostri figli e, se potete, anche il vostro.
Il miglior regalo che un genitore può fare a suo figlio è apprezzare sinceramente il suo talento. Ognuno nasce con un dono ed è quello l’aspetto in cui i genitori devono sostenere i più piccoli. Smettete di arrabbiarvi perché vostro figlio è un terremoto e non fa altro che correre e saltare in ogni momento. Forse è arrivata l’ora di iscriverlo a qualche sport in cui possa sviluppare le sue capacità.
Quando un bambino si rende conto che i suoi genitori supportano le sue abilità, la sua autostima cresce, come la panna quando si monta. I bambini aspettano sempre l’approvazione dei genitori; ne hanno bisogno per essere certi che quello che amano fare vada bene.
Sentirsi apprezzati e vedere che ciò che riesce loro spontaneo viene valorizzato provoca nei piccoli un senso di auto-realizzazione che li aiuta a non lasciarsi trasportare dal pensiero “da grande dovrei essere…”.
Se state leggendo questo articolo e vi sentite rappresentati, forse è arrivato il momento di tirare fuori dall’armadio i vostri talenti.
Non pensate a cosa vi diranno, perché ci sarà sicuramente qualcuno che se ne uscirà con frasi del tipo “ma quella cosa non serve a nulla”, “non ti darà un futuro”, “è molto dura guadagnarsi da vivere così”, ecc.
Non preoccupatevi, il successo risiede nella perseveranza. Se sarete costanti nel fare ciò che vi emoziona, arriverà un momento in cui realizzerete i vostri sogni o, almeno, ci arriverete molto vicino. O, semplicemente, non realizzerete proprio un bel niente, ma avrete un perenne sorriso interiore.

