Quando tutti parlano e pochi ascoltano, è un bel guaio.
Ascoltare è un’attività profonda, diversa dal sentire o percepire o cogliere con mezzo orecchio. Coinvolge il nostro sistema sensoriale, le nostre emozioni e la nostra volontà.
L’ascolto attivo è un ascolto consapevole, una capacità che stiamo perdendo: viviamo bombardati di stimoli sonori e siamo diventati più impazienti e incapaci di cogliere sviluppi e sfumature, toni e particolari.
Personalmente mi alleno ascoltando il silenzio. Cioè i pochi suoni intorno a me di luoghi non frequentati da altri esseri umani. Ho dei posti speciali dove ascoltare il silenzio: luoghi poveri, dove se vuoi un rumore devi fartelo. I campi deserti quando sono in passeggiata. Un cane che abbaia in lontananza. Il fruscio degli uccelli che si infrattano. Il loro canto luminoso. L’acqua del fosso o del canale che scorre o scroscia. Il mio respiro. L’insetto che ti sbatte in faccia. Lo scalpiccio dei piedi. Un vociare di bambini lontano. Il canto del vento.
L’ascolto andrebbe proprio insegnato a scuola: fior fior di studi dimostrano che ricordiamo solo il 20-25% di quello che ascoltiamo.
(Ho il sospetto che la stima sia fin troppo ottimistica)
Ricordiamo il 10% di ciò che leggiamo.
Il 30% di ciò che vediamo.
Il 50% di ciò che vediamo e ascoltiamo insieme.
Il 70% di ciò che discutiamo con altri, e che quindi accende il nostro interesse.
L’80% di ciò che viviamo in prima persona.
Il 95% di ciò che insegniamo a qualcun altro.
Quando ascoltiamo, tendiamo a farlo guidati dallo scopo di rispondere, invece che di capire. Praticamente siamo mossi dall’istinto primordiale di estrarre, dal discorso dell’altro, gli elementi che ci permettano di esprimere noi stessi. In un consenso, una critica, una precisazione, un’esortazione, un’opinione, un approfondimento.
Ascoltare per capire, invece, significa aiutare l’altro a esprimersi, manifestandogli empatia.
L’ascolto attivo, cioè di qualità, è attento, empatico e non giudicante. Riduce l’ansia, l’aggressività e la propensione a essere non sinceri, accresce la percezione della complessità e della realtà e aiuta la soluzione dei conflitti.
I gruppi o le comunità coatte – leggasi uffici – dove si pratica un ascolto di qualità dovrebbero essere più fiduciosi, soddisfatti e creativi.
Quante volte l’avete sperimentato nella vostra vita lavorativa?
Io zero. MAI.
Perché è un tipo di ascolto che non ammette la fretta, il narcisismo o il giudizio. Approssimazione no. Prepotenza perché si vuole imporre la propria posizione no. Ricatto no. Cioè ti pago lo stipendio, esegui.
E infatti trovatemi un imprenditore così, se ne siete capaci.

