“Cercavi giustizia ma trovasti la legge”
Qualche settimana fa leggevo sui social qualche titolo qua e là, su Marco Vannini.
Marco Vannini … mi diceva qualcosa, ma non riuscivo a ricollegarlo a nessun volto noto, a nessuna vicenda in particolare. I vaccini? Un politico? Chi è, chi era?
Poi una sera, sul divano, la rivelazione: il video della mamma che urla in tribunale alla lettura della sentenza. La mamma … quella mamma vista in TV tante volte a chiedere giustizia, ora mi appare in tutta la sua vivida chiarezza. Ora mi appare quel marito silenzioso, il cui dolore si legge tutto negli occhi. Gli occhi parlano e gridano l’abisso della perdita. Ora mi appare Marco: quel figlio giovane, bello, biondo, uguale spiccicato ad un mio collega della cantina, ucciso nella casa della sua fidanzata a Ladispoli. Ucciso e lasciato morire.
Marco … ho seguito la tua vicenda dall’inizio. Ho pianto per te e per i tuoi genitori. Ho pianto anche quella sera, di nascosto come sempre, perché immediatamente mi è tornata in mente la canzone “Cercavi giustizia ma trovasti la legge” di Francesco De Gregori. Non che io la conosca, ma così era intitolato un pezzo giornalistico a te dedicato. E ai tuoi genitori. Questa frase si è immediatamente ficcata nella mia testa e ha gettato un ponte con l’ultima novità della mia vicenda non ancora giudiziaria. Per questo l’ho usata anch’io come titolo del mio articolo.
Nuova offerta messa sul piatto dai miei ex datori di lavoro. La stessa del 2017, che si sono poi rimangiati.
Opzione 1: si accetta.
Opzione 2: si va in giudizio.
L’avvocato mi dice che è una grande vittoria, che abbiamo ottenuto quello che volevamo, che non andare in causa è meglio per tutti, anche se non è nel suo interesse, perché ci sarà ancora stress, e passeranno tanti anni, e magari i testimoni chiamati dall’azienda saranno così bravi da convincere il giudice, e io mi attaccherò al tram. Un’altra volta.
“lo so che tu vuoi vedere il sangue, ma credimi è la scelta migliore”. Migliore per te, forse. Io non voglio vedere il sangue di nessuno. Cerco giustizia, non vendetta. Proprio come i genitori di Marco.
Ora sono di nuovo in tempesta: ma sono ancora, completamente, ostinatamente convinta del NO, e convinta che non sia giusto accettare la loro impunità. Vogliono comprare il mio silenzio, un tanto al chilo. Vogliono cancellare anni di negazioni, soprusi, umiliazioni, privazioni.
Non mi sono mai sottratta a svolgere alcun tipo di attività, MAI. E’ stato coinvolto un sindacalista. E’ stato coinvolto un consulente del lavoro. Scemo. Viscido. Ammiccante. Ho perso ferie, maternità facoltativa, fondo, un lavoro che amavo profondamente. Certo, ho perso anche dei titolari vuoti, opportunisti, vacui, vili. E questo mi va bene.

