Scusate per la lunga assenza.
Un’assenza forzata, dovuta a un infortunio sul lavoro: incidente stradale con i miei colleghi.
Un bel frontale, giusto per non farci mancare niente. Tecnicamente parlando, un “politrauma della strada”.
Ne esco con un mese di inattività, un dito fratturato e non ancora a posto, una costola fratturata (regalino della cintura di sicurezza), varie tumefazioni al viso – che hanno fatto di me un Rocky Balboa in gonnella per due settimane -, distorsione al rachide cervicale. Tradotto: un bel colpo di frusta laterale.
Insomma, non vi sto a tediare con ‘sta roba.
Riassumendo, quello che mi è rimasto impresso dell’incidente (non ho mai perso coscienza, quindi ricordo tutto):
- l’odore acre di fumo dopo lo scoppio degli air-bag.
- lo stordimento, il senso di estraneità: la sensazione che non fosse capitato a noi. Stavo rispondendo a un messaggio di mio marito, bambini tutto ok a scuola in tempo e voi? “Bene” stavo rispondendo a mia volta. Sono arrivata al Be e poi buio. Perché noi dovevamo raggiungere Bolzano, dovevamo fare le interviste le riprese i montaggi le foto, dovevamo incontrare i clienti, dovevamo dovevamo dovevamo…E invece fermi. ALTOLA’.
- il modo sbrigativo e sommario in cui ti trattano i primi soccorsi e il pronto soccorso. Sempre gentilmente eh per carità. Se sopravvivi senza conseguenze è culo. Primo: non mi hanno caricata in ambulanza perché c’erano già due ambulanze da scomodare e io avrei occupato la terza (ma mettermi seduta con il collega no???), in compenso mi hanno fatto firmare prontamente una carta in cui accettavo di essere trasportata dal mio titolare, una volta arrivato. Sì, dopo più di un’ora. Secondo: mi hanno lasciata in mezzo alla statale con il mio collega illeso ad aspettare il suddetto titolare. Non ci hanno accompagnato da nessuna parte! Abbiamo chiesto al tipo del carro attrezzi se ci portava in paese. Terzo: al pronto soccorso ti visitano e ti fanno le radiografie solo dove hai male? Nemmeno! Magari! Perché a una mia richiesta esplicita sulla costola mi hanno risposto che avevo già fatto anche troppe radiografie per quel giorno, e di farle per mio conto se avessi avuto ancora male. E infatti poi: costola fratturata, la settima sinistra. E se mi perforava un organo vitale? Pazienza. Non è un loro problema.
- la miriade di visite e di appuntamenti (per lo più inconcludenti) e di carte che devi produrre per un infortunio sul lavoro.
- la presenza, per tutto il giorno al pronto soccorso, del titolare. Intendo fino a sera. Esemplare.
Quello che non dimenticherò della convalescenza:
- la pazienza. La necessità di aspettare. Che le botte si sgonfino e scendano; che la costola faccia sempre un po’ meno male; che mi tolgano la stecca al dito. Intanto posso usare solo la mano destra. Aspettare che il fisioterapista mi sciolga, a tratti dolcemente, a tratti con una durezza e una decisione da scaricatore di porto, le spalle, il collo, la schiena. I primi giorni non posso stare seduta, non posso stare sdraiata.
- il significato più profondo della frase “nella salute e nella malattia”. Se non avessi avuto mio marito, e un po’ mia mamma, non so come avrei fatto.
- l’assenza. Degli altri parenti più stretti. Degli amici. Dei vicini di casa.Non sono mai stata immobilizzata né morente, ma credo che una visita o una telefonata di cortesia non si neghi a nessuno. E che un’offerta di aiuto, per chi ha appena subito un trauma e può usare una mano sola, sia cosa preziosa. Più preziosa dell’oro.
- il dispiacere per la signora anziana che ci è venuta addosso, e di cui non so nulla.
Bene, ho sperimentato sulla mia pelle che, presi come siamo dalla nostra vita, dalle nostre corse, dagli impegni, dalla routine, da quello che ci piace, dall’orticello, alla fine non ce ne frega niente. Degli altri. Del dare una mano. Della gratuità. Del gesto. Della sensibilità. Siamo tutti chiusi nel nostro piccolo guscio.
Lo so, dentro di me sono triste, più che altro delusa, perché ho delle aspettative che puntualmente vengono disattese. Me la cerco proprio!
E le due cose più belle che mi restano della convalescenza?
- l’aver potuto fare tutti i pomeriggi i compiti con i miei figli, come una normale mamma d’altri tempi, quella che controlla tutte le pagine, firma tutti gli avvisi, prepara la merenda, gioca. Ah…
- l’aver organizzato tutto l’itinerario del nostro viaggio di fine anno a … New York!!!

