risorse profondamente inumane

Risorse profondamente inumane

Azienda = realtà fatata dove ogni professionista è lì perché è produttivo e orientato al risultato, apprezzato e tenuto in una qualche forma di considerazione?

Macchè!

Ricettacolo di risorse profondamente inumane, piuttosto.

Disordine, favoritismi, tette in vista e poca – molto poca – gente in gamba. E poca – molto poca – voglia di lavorare. E di prendersi le proprie responsabilità!

(faccina rossa)

La vita vera è questa. Che è poi quella che racconta, in modo tutto sommato leggero e disincantato, ma mai rassegnato, il Dottor X di Risorse Inumane.

In tutte queste lente e inesorabili ore di vita vera combattiamo contro lo stress, le maldicenze, il disorientamento, le plateali e colossali differenze di trattamento, le ingiustizie, le perdite di tempo, l’incompetenza, il lecchinaggio, il servilismo, la finzione. E chi più ne ha più ne metta.

Mi ci ritrovo. Mi ci ritrovo proprio. In quasi tutto.

Perché, se vuoi lavorare, questo è il prezzo che devi pagare.

 

Per quanto mi riguarda:

Far correggere, non leggere, i miei testi social/web/stampa al titolare o responsabile vendite di turno. In modo che dia il sigillo papale e il visto si stampi. OK, saprà vendere, ma io allora? Che ci sto a fare? Non so, tipo scrivere?

Ripetere e scrivere sempre e ossessivamente e compulsivamente delle frasi positive a tutti i costi. Un metodo mistico e truffaldino, un’impostazione satanica. “Assertiva”, dice Egli.

Far buon viso a cattivo gioco: interfacciandomi con l’oca di turno fingendo sorrisi e simpatiche strizzate d’occhio complici quando la prenderei per il collo e la butterei giù dalla finestra.

Farmi passare l’aumento di livello che non arriva, il premio promesso che non arriva, le litigate (ormai feroci) tra gli AD, la coglionaggine cronica dei manager, i non detti, le mezze parole, gli schieramenti.

Qui la vita è veramente come un palcoscenico: non si finisce mai di recitare!

E, per ultima, la ricerca disperata del buon senso, questo sconosciuto: “Tutto il mondo ne ha bisogno, pochi ne hanno, e tutti pensano di averlo”.

 

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