Essere giudicati è un’esperienza tra le più sgradevoli e limitanti. A volte umilianti.
Molti ne sono seriamente condizionati, fino al punto da sentirsi paralizzati quando si sentono sotto osservazione.
Eccomi!
Come esseri umani, tendiamo a recepire il mondo con la nostra personale visione e razionalizziamo le scelte e i punti di vista altrui secondo i nostri schemi mentali, ai quali siamo parecchio attaccati. Tuttavia, ciò è in forte contraddizione col desiderio di non deludere le aspettative di nessuno o di piacere a tutti. Insicurezza, vanità, sensi di colpa, autocompiacimento ci spingono alla ricerca del giudizio altrui e dell’altrui approvazione.
La paura del giudizio proviene principalmente dal nostro essere “animali sociali”: non solo abbiamo bisogno di sentirci approvati ed amati, ma senza l’appoggio degli altri ci diventa difficile affrontare la vita. Sì ok questo è meno vero in epoca moderna, ma per milioni di anni essere allontanato dal gruppo-tribù-comunità voleva dire morte certa.
Per quello sentirsi giudicati ci provoca una reazione così viscerale: abbiamo paura di venire respinti e abbandonati. In effetti tutti noi, chi più chi meno, siamo influenzati dal giudizio altrui, da sempre, almeno da quando i nostri antenati si organizzavano in tribù e l’accettazione all’interno di quella tribù era fondamentale: definiva il ruolo sociale, mentre la non ammissione poteva implicare il rischio di non essere in grado, da soli, di sopravvivere in un mondo selvaggio.
Infatti, gli esseri umani tendono ad andare in cerca di apprezzamento e accettazione per non essere esclusi, allontanati, per la paura del rifiuto. Il nostro cervello si è quindi evoluto riconoscendo come un pericolo o una minaccia l’eventualità di essere socialmente emarginati.
La soluzione apparente a questo bisogno è quella di cercare di piacere a tutti, di diventare una persona che tutti approvano. Purtroppo questi sforzi sono inevitabilmente fallimentari. Liberarsi completamente dai giudizi altrui è impossibile, perché siamo tutti diversi ed ognuno vede le cose a modo suo: quindi non sarà mai possibile piacere a tutti. Quello che possiamo fare è imparare a ignorare i giudizi (specialmente delle persone senza importanza), a non dargli peso, o a capire perché certe persone ci giudicano: se capisco che lo fanno per un problema loro, mi sarà più facile non farmi carico di quel che dicono.
Anche se tutti temiamo il giudizio, per alcuni questa paura raggiunge livelli angoscianti e ossessivi, a volte fino a bloccare ogni iniziativa della persona. Questo livello di preoccupazione può nascere da un’esperienza familiare con genitori molto critici, severi o esigenti: se il bambino si sentiva continuamente sotto osservazione, se niente di quello che faceva era considerato sufficiente, e magari veniva punito ad ogni mancanza, potrebbe sviluppare un trauma tale da seguirlo anche in età adulta.
Chi ha subìto tale tipo di trauma spesso interiorizza quel modello comportamentale, e lo prosegue anche se i genitori sono ormai lontani o non ci sono più. In pratica, le voci critiche dei genitori continuano a vivere nella sua testa sotto forma di giudizi continui. Molte persone insicure o ansiose hanno questo tipo di ferita. Queste persone hanno bisogno di realizzare che il loro problema non è nel mondo reale, ma nella loro mente ancora condizionata.
Magari poi siamo meno giudicati di quanto si possa pensare!
Prima di tutto, occorre capire che spesso temiamo di essere giudicati anche quando ciò non avviene realmente. Molte persone (specialmente quelle più insicure) vanno in giro con la paura che tutti siano intenti a guardarli e giudicarli, ma il più delle volte questo non è vero.
Anche se sbagli non succede nulla.
E anzi ormai tanto vale buttarsi, e farla grossa.
Dietro la paura del giudizio c’è la paura delle conseguenze: temiamo che se facciamo o diciamo qualcosa di sbagliato, ci succederà qualcosa di spiacevole (venire respinti, disprezzati, ridicolizzati, abbandonati, derisi, ecc.). Ma in realtà, il più delle volte le conseguenze dei giudizi sono irrilevanti o quasi. Se vado in giro vestito male o in modo bizzarro, se mi metto le dita nel naso, se canto per strada, se esco spettinato, se vado in giro senza tirarmi, se parlo con il mio cane … cosa succede? Nella maggior parte dei casi, niente.
Assolutamente niente.
Le persone intorno ci fanno a malapena caso, e poi pensano ad altro (di solito ai cavoli loro).
Invece spesso viviamo con il terrore che ogni nostro passo falso porterà gravi conseguenze, perché ci portiamo dietro quella paura dai tempi in cui eravamo bambini e scontentare i nostri genitori poteva portarci effetti gravi e dolorosi. Ma come adulti non è più un problema: il mondo è grande e, se a qualcuno non piace come siamo, ci sono altri otto miliardi di esseri umani verso cui andare.
Ovviamente questo non vale in certe situazioni, come sul lavoro (anche sui social del lavoro!) o di fronte a qualcuno a cui teniamo: in questi casi il giudizio conta eccome, ed è importante comportarsi in modo consono. Ma nella maggior parte del tempo, possiamo tranquillamente rilassarci, comportarci come ci viene (nei limiti del rispetto e dell’educazione comune) e non ci succederà nulla di male.
Una delle più grandi illusioni che esistano, è pensare che se ci sforziamo abbastanza riusciremo a piacere a tutti, ad essere amati da chiunque.
Vai tranquillo: ci sarà sempre qualcuno a cui non vai bene. Persino gli individui migliori e più brillanti hanno i loro detrattori e critici. Quindi voler piacere a tutti, o pensare di raggiungere una “perfezione” per cui tutti ti ammirano, è una pura utopia.
“Sii ciò che sei e dì quel che senti, perché quelli che hanno da ridire non contano e quelli che contano non hanno da ridire.”


Se si vive sperando di essere ammirati, siamo già chiusi in un recinto. 😉