Non mi aspetto il declassamento, è proprio l’ultimo dei miei pensieri. Non è neanche una parola, un concetto presente nel mio cervello.
Io sono a casa in maternità, torno il 5 novembre (il mio bimbo è nato a giugno, NON l’anno prima! NON 10 mesi prima, 4 mesi prima. Mi è stato chiesto di tornare ed io lo sforzo l’ho fatto, maledetta me), e mi viene presentata la mia sostituta, assunta a tempo indeterminato. NON con contratto di sostituzione maternità. Le volontà aziendali sono ben chiare, no?
Visto che c’è lei, ora, mi dice la titolare sorella, mi “sposterà” a fare delle cose un po’ diverse da prima, e visto che non avrò più le stesse responsabilità, propone una variazione di livello: dal 2° al 3°. Quindi un ritorno indietro, come i gamberi!
Io rimango basita, una statua di sale. La signora mi dice di preparare due righe per confermare che accetto; io rispondo che non so cosa scrivere e le dico che se questa è la loro intenzione, la lettera me la preparino pure loro, quasi convinta che non lo faranno. Illusa… La lettera invece arriva, ce l’ho ancora in originale, solo timbrata, non firmata da loro, MAI firmata da me. Ci ho versato sopra tante lacrime. Risulterà un po’ stropicciata adesso…
Nel punto vendita aziendale, la titolare sorella qualche giorno dopo mi chiede esplicitamente in presenza di una collega se ho firmato la lettera. Quale lettera, le dico? Quella di declassamento? Le rispondo che io non firmo cose illegali. Conservo la lettera, che naturalmente riporta in modo del tutto improprio “diamo seguito agli accordi intercorsi per confermarle la sua presenza alle nostre dipendenze con il nuovo 3° livello. Per integrale accettazione”. Una serie di termini ingannevoli appositamente usati: accordi intercorsi? Confermarle? Nuovo 3° livello??? Io ho il secondo da anni! Integrale accettazione? E se fosse parziale? O nulla?
Le parole non hanno più un significato preciso in questo mondo?
Completamente frastornata, sto allattando il bimbo, non dormo per settimane e devo pure, oltre al lavoro, informarmi sul da farsi presso alcuni avvocati di zona e presso il locale sindacato CGIL che, a mo’ di pacca sulla spalla, mi dice: “signora non firmi, tenga duro e stringa i denti”.
È quello che devo fare: ho un mutuo da pagare, e non posso permettermi (purtroppo) la facoltativa al 30%, anche se, col senno di poi, l’avrei fatta eccome. Vedrete perché.
Quindi, nel frattempo, per novembre – dicembre, faccio telefonate ai clienti privati per vendere le confezioni natalizie. E contribuisco a costruire un certo fatturato!
Da ufficio stampa ad autista a telefonista il passo è breve: provare per credere. Dal 2° al 3° livello è un attimo: basta siglare con la propria firma e il gioco è fatto.
NON fatelo, NON firmate mai niente. Portate a casa tutto, parlatene con chi ne sa più di voi. NON fatevi intimidire. NON cedete ai ricatti. NON. E basta.

