Quasi l’avevo rimossa … la mia mail alla rubrica “Lettere a Io Donna”… sì sì, uscita il 18 agosto 2018.
Me l’ha fatta ricordare l'”amica remota” Veronica Bufalino, autrice del blog Mamme di Corsa, seguitela.
Ve la riporto qui.
L’ho scritta perché la redazione è attenta, sensibile, umana, ed ero certa che avrebbe prestato attenzione alle mie parole. Calme ma accorate, ancora piene di rabbia. Beh insomma sappiate che ero io, l’anonima mamma/moglie/impiegata/essere umano, che si piega ma non si spezza.
“Gentile redazione, visto che vi siete occupate più volte di lavoro e di mobbing, vorrei raccontarvi la mia storia. Laureata e masterizzata, trovo finalmente lavoro vicino a casa nel 2002. Mi occupo di ufficio stampa, comunicazione, copy, relazioni pubbliche. Nel 2009 arriva la prima figlia, e al rientro mi impongono un part-time. Le cose peggiorano con la seconda maternità, nel 2012, quando mi ritrovo sostituita a tempo indeterminato (niente contratto di sostituzione maternità) e, di fatto, mi demansionano. Nel 2017 arrivano in azienda le figlie dei titolari. Mi offrono una buonuscita. Avrei accettato, fissiamo l’incontro con il sindacalista competente, ma all’ultimo momento ritirano l’offerta. Resto, tra mille episodi di sabotaggio. Ora ho trovato lavoro altrove. Ma la rabbia non passa. Non è mobbing questo? Io non mollo, e a chi si trova nella mia situazione ricordo che c’è scritto “Italia” fuori dalla vostra azienda. E se i titolari si fanno le leggi per conto loro, un modo di contrastarli c’è. Ci vuole il sostegno della famiglia e quello di un buon avvocato. Non so come andrà a finire, ma sento di dover andare avanti. In qualche modo. In qualunque modo”.

