La saga continua. Adesso voglio la mia lettera di referenze!
Ricordate quando il da me stimatissimo Sig. H, consulente del lavoro, mi promise “la migliore lettera di referenze che avessi mai visto”?
E dov’é?
Ché la sta ancora scrivendo? Copiando?
Non so se è chiaro, ma io quella lettera di referenze la voglio. L’avvocato stavolta si è incaponito ancora più di me, e visto che l’AD coglione ha messo per iscritto, in una delle sue ultime comunicazioni, la promessa formale di stesura e consegna, io la voglio. La pretendo, La aspetto. Cascasse il mondo.
Sento dentro di me che non me la faranno mai, ma io romperò le palle finché almeno saranno costretti non dico a farla, ma a pensare di farla. Voglio essere un tarlo nel loro micro cervello. E il solo pensiero di dover scrivere qualcosa di buono su di me gli darà fastidio, ma tanto tanto.
L’ex datore di lavoro può essere il migliore biglietto da visita in una nuova realtà professionale.
E dovrebbe scriverla di suo pugno. “Dovrebbe”… perché in genere è il lavoratore che se la scrive, impostando contenuti, forma, stile.
Non è che non vogliono farmela perché devono descrivere esattamente perché il rapporto di lavoro si è interrotto?

