selezione

I processi di selezione spesso premiano gli incompetenti

La presenza di tanti incompetenti – sempre di più – in posizioni di comando è il vero demone che ha preso in ostaggio il futuro del nostro povero paese. Forse perché i processi di selezione spesso premiano gli incompetenti.

Politici incompetenti, dall’assessore al consigliere al ministro; dirigenti e manager incompetenti; capi di stato incompetenti ma con una presenza scenica da far impallidire chiunque.

I superiori sono spesso (sempre?) mediocri, arroganti, egocentrici, inesperti, baldanzosi. 

La colpa potrebbe essere l’inadeguatezza dei processi di selezione. Dove c’è, naturalmente, un processo di selezione. Secondo me sì. Non sempre ma spesso è così.

Quando le figure vengono selezionate per occupare posizioni al vertice, gli stessi aspetti che consentirebbero di predire il loro fallimento sono comunemente scambiati come indicatori di potenziale o di talento per la leadership. E anzi, vengono anche esaltati e celebrati!

Eccessiva fiducia in se stessi, narcisismo, carisma spinto all’eccesso, una simpatia trabordante e decisamente sopra le righe. 

I nostri sistemi di selezione, soprattutto per la plancia di comando, nel pubblico e nel privato, esaltano le caratteristiche del maschio alfa: il protagonismo rispetto all’umiltà e al basso profilo, l’estroversione rispetto alla sobrietà e alla riservatezza, la voce grossa e sguaiata rispetto ai modi gentili e autenticamente empatici, l’azzardo rispetto alla saggezza.

Caratteristiche del tutto inadatte per guidare un governo, o un’impresa. Soprattutto nel lungo periodo.

E’ tanto sbagliato concentrarsi sul proprio lavoro lasciando che i risultati parlino da soli? Sembra di sì … in un mondo in cui le progressioni di carriera si basano su lecchinaggio, slinguazzamento, vuotezza, invece che su competenza, continuità, onestà, contributo silenzioso ma efficace.

Tra sicurezza di sé e competenza, diciamocelo, non vi è correlazione alcuna.

La maggior parte degli individui tende a sovrastimare i propri talenti, e quelli che eccellono in questa pratica sono proprio quelli meno preparati, o preparati solo in un particolare settore (basterebbe e avanzerebbe se mettessero il naso solo nelle loro cose e non scassassero su ambiti che non gli competono affatto!), o preparati in maniera vintage (cioè secondo stili di gestione ormai obsoleti).

Chi sa è consapevole della limitatezza del sapere e quindi sa riconoscere i propri limiti; chi non sa – o sa poco – ritiene di sapere tutto e per questo si culla in false certezze. Vabbè, ne ho già parlato abbondantemente.

ERGO: i capi che ostentano maggiore sicurezza sono preferiti nei processi di selezione a quelli più silenziosi, umili e laboriosi, cauti e anche sanamente insicuri.

La stessa cosa vale per il carisma. I leader migliori non sono quelli più carismatici, ma quelli perseveranti e modesti, onesti ed emotivamente stabili, empatici e buoni.

Un mondo che va al contrario? Direi di sì. Visto che i leader, più sono mediocri e incapaci, più si circondano di persone mediocri e incompetenti. Creano cioè un ambiente tossico, in cui la mediocrità si autoperpetua e si autocelebra. 

Un alone di pressapochismo che però si prende gioco in modo cattivo delle reali competenze degli altri, sottolineando la fragilità, la modestia, la semplicità di colleghi considerati di secondo rango. Mentre in realtà sono affidabili e concreti e mandano avanti loro la baracca!!!!!

 

 

 

Articolo creato 106

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto