La dura verità

Mobbing? Bossing? Straining? E’ ancora una zona franca del crimine, dove agiscono persone senza scrupoli, o con pochi scrupoli. Certe di non essere mai colpite dalla legge (o in modo solo marginale), perché si tratta di fatti che moltissimi subiscono, ma che poi non vengono denunciati.

Complice anche la difficoltà di dimostrare fatti che, nel diluirsi del tempo, perdono sempre più particolari utili in fase dibattimentale.

Il mobbing è un crimine contro la persona, è un modo subdolo e vigliacco di annientare il triste predestinato.

Chi non ha provato sulla propria pelle queste violenze non ha neanche lontanamente idea di quanto devastanti siano le conseguenze: sulla famiglia, sulla vita privata, sugli amici, sulla psiche, sull’autostima.

E’ uno stupro psicologico. Ma … i legislatori hanno altro a cui pensare. La legge 81 (testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro), seppure ancora inadeguata, sembra aprire uno spiraglio di speranza.

Il datore di lavoro ha davvero sempre il coltello dalla parte del manico? A leggere ciò che si trova on line, purtroppo sembra proprio di sì: in giudizio quanti lavoratori sono disposti a testimoniare contro il proprio datore di lavoro, specialmente oggi, epoca in cui i contratti sono sempre meno stabili? C’è la paura – motivata – di perdere il posto, c’è il mutuo, ci sono i bambini piccoli…

Inoltre a volte gli imprenditori riescono a, diciamo così, “convincere” alcuni dipendenti a testimoniare “contro” il lavoratore. Basta occultare un fatto o cambiarne un altro e le risultanze processuali muteranno completamente.

Quindi non esiste un’unica verità? Sembra proprio di no: un conto è la verità sostanziale, un altro è la verità processuale. In ogni caso, è una dura realtà. Da affrontare. Ancora. 

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