Vi prego … risparmiatemi la storiella del “devi andare d’accordo con tutti”, “è colpa tua se qualcuno non ti va a genio”, “devi agire in primis dentro di te”, “trova la forza del cambiamento nel tuo cuore”, ecc. ecc.
Questa è proprio una sagra delle ovvietà. Che fa arrabbiare, e imbarazza.
Tra tutti i colleghi, se uno ti sta sui coglioni dall’inizio dei tempi un motivo ci sarà, no? Verrà sempre fuori quella repulsione, quel disagio, quel malessere quando ci stai insieme.
Mamma mia è più forte di me!
Adesso posso dire di avere il repertorio completo dei colleghi, proprio un’allegra carrellata di tipi umani dalle più diverse sfaccettature. D’altra parte, l’azienda è proprio un mini ambiente sociale, con le sue dinamiche e i suoi scontri. Gli intrecci alla Beautiful e i personaggi indimenticabili:
- l’esibizionista narcisista tacco 15 che va in bagno dalle 12 alle 15 volte al giorno per ammirarsi allo specchio, rifarsi il trucco, sistemarsi i capelli, preoccupata solo di esibire l’esuberante decolletè ai malcapitati (o bencapitati, a questo punto) colleghi / agenti / titolari. Per fare un banalissimo testo ti scassa la minchia per 3 giorni, contestando quello che hai scritto tu, e denigrandoti agli occhi dei tuoi titolari. Ti fa organizzare fiere, incontri, eventi per niente perché poi non verranno fatti. E vabbè. Se altri mezzi non ce ne sono…
- il finto super mega manager che in realtà è povero in canna, che sta con i piedi in 10 scarpe diverse, stile banderuola al vento; sarebbe troppo chiedergli una propria posizione scevra da interessi personali, o dal caldo della poltrona sotto il suo culetto. Non vede, non sente, ma parla. Oh se parla. Non dimenticherò mai il disagio, la voglia di urlargli in faccia la sua pochezza, dopo anni e anni.
- la lecchina informatitolaretempestiva, la più rapida del mondo, più rapida del vento che soffia nella steppa. Da una sfumatura nella tua voce racconta la Divina Commedia.
- la responsabile amministrativa con la scopa in culo, rigida e intransigente come la signorina Rottermeier, che ti prende a male parole solo perché sei andata 5 minuti dopo il tempo da lei imposto a prenderti la busta paga (tu sei in azienda da … un mese, ok? E devi ancora inquadrare la personaggia)
- l’altra responsabile amministrativa falsa, più falsa dei soldi del Monopoli, che davanti ti fa i sorrisoni e dietro ti incula a fuoco, sparla alle tue spalle, ti denigra per restare a galla nella merda in cui è immersa (scusate, troppe parolacce)
Questi sono gli stereotipi, indelebili nella mia mente.
Di tutti gli altri colleghi conservo un ricordo tenero. E’ stato bello conoscerli, è stato bellissimo dividere un pezzo della mia strada con loro.
Quanto vorrei dire in faccia, a ciascuno di quelli che ho scelto come esempi, quello che penso: una sorta di liberazione, un gesto catartico, una nemesi.
Vorrei affilare la lama, e il coltello, in questa meschineria, che imbarazza e sgretola relazioni, anche di lungo corso, umilia e crea sospetti, e fa emergere l’insospettabile cattiveria che c’è in noi. In me di sicuro.
La bocca può mentire sorridendo. Gli occhi mai.

