Le parole della guerra, della battaglia e dell’ambiente militare con relative metafore sono molto amate nel linguaggio professionale e largamente usate, e ci si sforza molto poco per trovare soluzioni differenti.
Basti pensare al lessico bellico usato freneticamente con la pandemia, nelle comunicazioni di tipo commerciale, nella telecronaca delle partite di calcio!
Alla conquista del mercato
Reclutamento del personale
Manodopera specializzata
Perseguire le strategie impostate
Il valore della conquista della libertà
Ingaggiare i dipendenti
Lotta corpo a corpo
Lotta all’ultimo sangue
I commerciali sono guerrieri
La scalata al successo
La lotta per accaparrarsi i clienti
Il capitano della nave
Fare da tiratore scelto
Preciso come un cecchino
Un nemico da sconfiggere
Eroe al fronte
Nemico invisibile
Nemico che avanza
Siamo in guerra
Giocare in attacco
Giocare in difesa
Siamo in trincea
Espugnare
Invasione di campo
Offensiva
Cambio di fronte
Competizione sul prezzo
Siamo sotto assedio
Attacco e contrattacco
Imboscata
Strategia e schema d’azione
Bollettino di guerra
Ma oggi il vero coraggio è essere chiari, umili, dire le cose come stanno, utilizzare l’italiano come lingua viva, varia, sfaccettata, inclusiva e precisa.
Non riuscire a rimanere umani è proprio brutto. Desta preoccupazione e inquietudine.
Questa visione militaresca e questo glossario militare non aiutano ad affrontare la vita, e anche la vita aziendale, da un punto di vista psicologico e cognitivo.
Non è che la situazione ci è leggermente sfuggita di mano e che l’abitudine a sentire o usare sempre un certo tipo di linguaggio ci abbia fatto perdere la dimensione metaforica?
Questa società, così pronta a linciare il colpevole, così assuefatta a un linguaggio violento e sopra le righe e divisivo, non ha forse bisogno di più parole di moderazione, gentilezza, equilibrio, grazia, perdono, pace?
Migliorare il mondo anche dal punto di vista linguistico è compito di tutti, nessuno escluso.

